Adesso è proprio finita, all’Ospedale di Agropoli tolta anche l’insegna

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È finita. Tagliata la testa alla regina, ora non c’è più nulla da fare. Ad andare giù è la grande insegna rossa dell’Ospedale civile di Agropoli che campeggiava nella cittadina cilentana. L’hanno staccata mercoledì 2 ottobre a partire dalle 12, perché da martedì l’ospedale, inaugurato meno di dieci anni fa dall’allora governatore Antonio Bassolino, ha chiuso. Al suo posto un Psaut. Meno di una settimana fa il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato in estate dall’amministrazione agropolese guidata da Franco Alfieri in cui si chiedeva la revoca della decisione dell’Asl di convertire il presidio ospedaliero cilentano in centro di prima assistenza.

«La chiusura dell’Ospedale vivile di Agropoli – per la deputata Pd Sabrina Capozzolo – è stato un atto politico, non accompagnato da considerazioni di fatto che potessero portare ad una tale soluzione. I numerevoli tentativi avanzati da me e da altri pochi colleghi e le proposte che avevamo prospettato a chi aveva l’autorità di prendere le opportune decisioni, si sono risolte in vane pretese, a cui spesso non è seguita nemmeno una risposta». «L’ospedale di Agropoli – ha continuato la Capozzolo – è stato vittima del collasso della politica che sta invadendo prepotentemente tutto lo scenario italiano. Da parlamentare, a dispetto di quello che la gente è propensa a credere, ho incontrato più confini che orizzonti verso cui dirigersi. Paradossalmente lo Stato non può intervenire in materia sanitaria sulle scelte regionali».

«Le conseguenze di questo operato – ha proseguito a mezzo stampa – si potranno osservare e giudicare nei prossimi mesi, quando sarà evidente la carenza sanitaria, con evidente compromissione del diritto alla salute. Se questa è l’evidenza con la quale dobbiamo convivere, posso solo augurarmi che questo insano modo di fare politica possa costruire qualcosa di buono nello stesso poco tempo che impiega per distruggere ciò che di buono era rimasto».

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«Tristezza incredibile – commentano i cittadini sulla pagina facebook nata a sostegno del presidio – Pensare alle migliaia di persone che hanno bisogno di servizi essenziali quali il laboratorio analisi, la radiologia, il centro trasfusionale e che ora sono costretti a rivolgersi a strutture private non più convenzionate da metà ottobre, e quindi da pagare. Anziani con pensioni misere, bambini e, soprattutto le persone affette da gravi malattie, oltre a subire le conseguenze della malattia sono lesi del loro diritto alla salute e colpiti nella dignità».

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