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L’appello di un cittadino cilentano: “La tradizione della cultura marinara rischia di scomparire per sempre”

di Marianna Vallone

Dalla pagina Facebook di Costa del Cilento si legge una nota di Paolo Coscia, un cittadino amante del proprio mare e delle proprie tradizioni che, spesso in giro a fotografare le bellezze dei luoghi cilentani, ha incontrato più volte sul suo cammino molti piccoli pescatori ormai allo stremo perché quasi “stritolati dalla “pesca industriale” e, soprattutto, dalle incombenze burocratiche”.

Si legge nella nota che “ la Costa del Cilento, così come quella Amalfitana, ha sempre vissuto in simbiosi con il mare che la lambisce…un mare a volte generoso, a volte avaro, ma pur sempre vitale per la sopravvivenza delle comunità che vivono in queste zone. Nel corso dei secoli, dai Greci, ai Romani fino ai giorni nostri, queste popolazioni, vivendo a stretto contatto con il mare, hanno sviluppato conoscenze e saperi che, si sono man mano arricchite, anche grazie ai contatti con gli altri popoli mediterranei.

Questi “saperi”, tramandati di generazione in generazione, si sono trasformati man mano in quella che, ancora oggi, viene universalmente riconosciuta come “Cultura Marinara”, e si traduce in tecniche di costruzione di imbarcazioni, di pesca, di navigazione, di conservazione e cucina dei prodotti e in tante altre peculiarità che hanno permesso a questi “borghi marinari” di diventare i luoghi più ambiti dal turismo nazionale e internazionale.

Eppure, nonostante questo, tutti questi “saperi” rischiano di scomparire per sempre fagocitati in parte dalla “Pesca industriale”, in parte dal depauperamento del mare ma, soprattutto da una politica sempre più distante dai problemi e dalle esigenze di questa gente.

Giuste e Sacrosante le leggi per la “protezione” del mare, altrettanto importanti i vincoli imposti dai Parchi e dall’U.E., ma non si possono mettere sullo stesso piano le “Flotte” di pescherecci e i piccoli pescatori…questi ultimi, avendo solo una piccola imbarcazione gestita molto spesso a livello familiare, non possono avere le stesse incombenze burocratiche di chi ha anche una mastodontica struttura amministrativa…per questo, almeno per questo, bisognerebbe stabilire dei “canali” semplificati per la stesura del “giornale di bordo”, per il pagamento delle tasse e per il “risarcimento” nei periodi di fermo biologico, oltre che estendere il fermo e il relativo risarcimento a tutti i tipi di pesca.

Se non si fa questo, rischiamo che, nell’arco di pochi anni, nessuno vorrà raccogliere questa preziosa eredità e tutti questi saperi e sapori si perderanno e verranno sostituiti solo dai prodotti degli allevamenti così come è già avvenuto per le carni”.

 

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A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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