Operaio di Celle di Bulgheria condannato in appello per violenza sessuale, Cassazione ribalta la sentenza

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La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di G.d.P, difeso dall’avvocato Vincenzo Speranza, ed ha annullato la sentenza di condanna a due anni di reclusione inflitta dal Tribunale di vallo della Lucania, e confermata dalla Corte d’appello, all’operaio idraulico forestale di Celle di bulgheria. La vicenda risale al 2013 quando il 57enne di Celle venne denunciato dalla sua ex convivente con le accuse di sfruttamento prostituzione, violenza sessuale, maltrattamenti, minaccia e detenzione illegale di arma comune da sparo. Lo stesso venne arrestato, restò in carcere per mesi e successivamente sottoposto agli arresti domiciliari. Il suo arresto fece scalpore, essendo persona nota e conosciuta. All’esito del giudizio di primo grado il soggetto venne assolto per violenza e sfruttamento della prostituzione, e condannato per minaccia e maltrattamenti. Nel 2016 ci fu il primo annullamento della Cassazione con il quale cadde l’accusa di detenzione di arma da sparo, ed ora l’ulteriore annullamento da parte della cassazione delle residue imputazioni di minaccia e maltrattamenti. Per la Corte di legittimità la persona offesa non è credibile ed i giudici di primo grado non hanno esaminato una pluralità di elementi di natura difensiva che ponevano seriamente in dubbio la sua credibilità. 

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