Alluvione Cilento, fango cancella sacrifici di una vita. Imprenditore in lacrime: «Ho perso tutto»

Infante viaggi

Immagini da brividi sui tg delle televisioni cilentane. Gente in lacrime. Tetti che affiorano dalle acque. Carcasse di animali. Aziende distrutte. Ponti pericolanti. Argini saltati. Fiumi in piena. Barche e automobili sommerse. Sembra un mondo lontano, ma è il Cilento. Fino a domenica il sole ha baciato il secondo Parco più grande d’Italia, i turisti hanno affollato le spiagge e l’idea dell’arrivo della stagione invernale era lontana. Ma la natura non avverte. L’uomo per anni abusa, esagera. Lei tace e poi scoppia.

«Ho perso tutto, ho perso tutto». E’ l’eco di un urlo disumano. Il disastro nel disastro. Le mani tra i capelli e lo sguardo perso nel vuoto. La figlia è a pochi passi da lui. Lui la fissa con lo sguardo di chi cerca risposte, di chi cerca un altro cuore per rifugiarsi. L’animo forte di un imprenditore che ha messo in piedi un’azienda, si sgretola come i pilastri della struttura nella quale ha investito i soldi e i sacrifici di una vita intera. Mille domande attraversano quella mente, ma le risposte sono lontane. Forse sommerse anch’esse dal fango. Cerca di comporre un numero sul cellulare con le mani sporche di fango. Sporche forse come la coscienza di chi ha qualche responsabilità rispetto a tutto questo. Di chi ha ostruito argini e canali. Di chi ha gettato la spazzatura nei valloni. Di chi non ha controllato. Di chi non ha fatto prevenzione. «Le cose devono prima accadere per trovare rimedio». Gli aiuti adesso non servono più. L’azienda dell’imprenditore di Laureana è stata annientata dall’alluvione che ha travolto il Cilento.

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Lui ora si sente solo in mezzo ad una distesa di fango e detriti. Attorno alcuni cittadini che lo conoscono. «Quella melma dovrebbe coprire chi amministra e chi vive il territorio non rispettando la natura», questa voce è di Antonio, un amico. Cerca di dare conforto, anche se sa che serve a poco. L’imprenditore di Laureana vorrebbe solo la sua azienda in piedi e nulla più. La moglie subito dopo l’accaduto non è a conoscenza del fatto. Lui chiede alla figlia di non chiamare la mamma, poi esclama: «Tanto dovremmo dirglielo prima o poi!».

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