Agricoltori consenzienti e imprenditori assetati: così nasce la ‘Terra dei Fuochi’ del Cilento

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Un meccanismo collaudato. Una rete d’affari fitta. E una squadra. Una squadra composta da persone con un ruolo ben preciso provenienti da ceti sociali completamente differenti. Stiamo parlando dell’organizzazione criminale che ruota intorno al giro economico milionario della ‘Terra dei Fuochi’. Montagne di rifiuti da far sparire in poco tempo. Ma anche montagne di soldi. Stipendi e mazzette. I criminali che hanno avviato il giro dovevano pagare stipendi e ‘accontentare’ chi stava zitto. Dagli atti della procura tutto fila liscio, il quadro è chiuso. Alla sbarra ci sono 38 persone. Tutte accusate di reati ambientali gravissimi. Le terre infettate sono tante: dalle porte del Cilento, quindi la piana del Sele, fino alle località dell’entroterra valdianese, San Pietro al Tanagro, San Rufo e Sant’Arsenio.

Dalle carte Ecco come avvenivano gli accordi secondo quanto emerso dagli atti. Chi aveva i rifiuti cercava imprese pronte a nascondere tutto. Le imprese si rivolgevano ai contadini che in cambio di denaro, davano in ‘affitto’ il proprio terreno ai criminali.  «Le imprese convogliavano il transito dei veleni da interrare dalla provincia di Caserta a quella di Salerno – si legge – rastrellando sul territorio agricoltori e proprietari terrieri compiacenti e pronti a ‘mettere a disposizione’, in cambio di fiumi di denaro in nero e di illecita provenienza, un appezzamento di terreno o un podere dove sotterrare rifiuti di ogni genere». Dai documenti si leggono i materiali smaltiti più frequentemente. «Scarti tessili e vegetali, liquami prodotti dal trattamento di rifiuti, derivati da processi di depurazione fognaria, scorie di calcestruzzo, agenti chimici e fanghi prodotti dal trattamento delle acque e di impianti industriali. Molti di questi fanghi tossici, racchiusi in fusti e bidoni, venivano interrati o abbandonati su centinaia di ettari di terreno destinato alle coltivazioni o dove sono allocate numerose aziende agricole».

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I numeri Secondo gli inquirenti e le indagini svolte in collaborazione con i carabinieri dei vari comandi, «il gruppo criminale che ha inquinato la provincia di Salerno e parte di quella di Avellino – creando una nuova ‘Terra dei Fuochi’ – ha smaltito dal gennaio 2006 a luglio 2007 circa 980 mila tonnellate di rifiuti abbandonati nell’ambiente». Questo è quanto scrivono i magistrati nel loro atto d’accusa. «Procurandosi illegittimi profitti – è evidenziato nelle carte processuali – pari, per difetto, a cinquanta milioni di euro». Avete letto bene: nella provincia di Salerno sono state fatte sparire quasi un milione di tonnellate di rifiuti per un giro d’affari di circa 50 milioni di euro.

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