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«Io donna con il sogno del pallone: la mia storia dal Cilento alla serie B»

di Luigi Martino

«Ciao, mi chiamo Alessandra Gangemi e non calcio un pallone da circa 5 minuti». Inzia così l’intervista del jolly del Chieti calcio femminile al quotidiano on-line sportag.it. «Sono nata a Sapri – afferma – dove lo sport più praticato è il calcio. Ho iniziato a tirare i primi calci al pallone all’età di cinque anni, in casa. Da lì al lungomare del mio paese. Unica ragazzina in mezzo ai maschietti. All’uscita di scuola, pranzo e poi subito a giocare con gli amici, sotto il sole, la pioggia e il vento, fin quando faceva buio». Per una ragazza cilentana non è semplice avvicinarsi ad uno sport che per molti pare essere «maschile». Alessandra però non si è data per vinta. Allenamento, sacrifici e abnegazione, questi sono gli ingredienti che l’hanno portata a disputare campionati sempre più prestigiosi. Come racconta lei stessa: «Ho disputato il campionato ‘esordienti’ con una squadra maschile e a 16 anni ho cominciato a giocare con la squadra femminile della mia Regione. Qualche anno dopo mi sono iscritta all’università dell’Aquila e ho cominciato a giocare in serie C, per riempire il mio tempo libero da studentessa. – Poi le soddisfazioni – Ho ricevuto convocazioni per i campionati regionali della Campania prima, e dell’Abruzzo poi. Due anni fa la chiamata di mister Di Camillo, ed ora eccomi qui, sono a Chieti». Gangemi è ora in serie B. Un traguardo importante, ma non senza difficoltà. Nel 2013, infatti, la neroverde è stata vittima di un brusco infortunio. «Durante la partita di recupero contro il Foligno – racconta a sportag.it – ho avuto una distorsione al ginocchio sinistro. Purtroppo ci sono abituata, ormai ho smesso di demoralizzarmi. In questi casi il mio motto è: la cosa importante è che si può raccontare!».

Alessandra è conosciuta dalle compagne di squadra come il «jolly» della rosa. Il mister non la schiera mai nello stesso ruolo e lei risponde comunque con ottime prestazioni. Ma la posizione che lei predilige è l’attaccante, «giocare in difesa non mi soddisfa». Gangemi sa segnare e difendere, impostare e correre. Ma la cosa più difficile è senza dubbio la distanza che la divide dalla famiglia e dal Cilento. «Sento molto la mancanza dei miei genitori, dei miei fratelli e degli amici che ho giù. Anche se quando torno a casa, ho talmente tante cose da fare che i miei mi vedono quasi di sfuggita». Ma lei non molla, anzi, si è già prefissata gli obiettivi per il 2014: «Siamo quinte in classifica e possiamo raggiungere almeno il terzo posto con il giusto impegno e sacrificio. Stiamo migliorando a vista d’occhio. Contro il Domina Neapolis non sarà una partita facile. Ma siamo già a lavoro da giorni per tornare in campo con mente lucida e polmoni allenati».

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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