Comunità montana Calore Salernitano, polemiche per la mancata elezioni di Rizzo alle amministrative

Il presidente della comunità Calore Salernitano Angelo Rizzo, candidato alle scorse elezioni amministrative con la lista ‘Uniti per Campora’ dice di essere stato accusato per aver avuto soltanto 7 preferenze nel suo comune, ovvero Campora.

Angelo Rizzo dice telefonicamente: «Dopo aver avuto solo 7 preferenze nel mio comune, i maligni si sono permessi di fare supposizioni senza senso. Io ero d’accordo con la mia lista e con l’altra.  Abbiamo dovuto creare due liste onde evitare di non raggiungere il quorum, ho chiesto personalmente ai miei votanti di scegliere la lista e non la persona». Rizzo non si sente deluso per la sua mancata elezione alle elezioni comunali, è soltanto stanco di doversi difendere da tutti e per qualsiasi scelta. Ovviamente è amareggiato perché non tutti i candidati sono stati onesti con lui, infatti hanno chiesto voti di preferenza e non di lista.

Sulla pagina facebook di qualche giornalista locale campeggiano illazioni di ogni sorta, Rizzo ha preso atto dei comportamenti scorretti dei colleghi scegliendo di procedere per vie legali. Le condizioni economiche precarie della comunità montana portano con sé una serie infinite di lamentele, essere oggetto di barzelletta è facile quando si ricopre la carica del ‘presidente’.  La Comunità montana è al collasso, gli operai chiedono con insistenza i loro stipendi e l’ente non ha denaro per pagare; la situazione è molto più complicata di quanto sembri e ad un giudizio affrettato e qualunquista viene da dire che i soldi ci sono ma non arrivano a destinazione. Se i soldi ci fossero gli operai forestali verrebbero pagati, fosse solo per chetare i continui sproloqui.

Angelo Rizzo aggiunge:  «Ho contratto un debito di oltre un milione e mezzo di euro con la Regione Campania per poter pagare alcune mensilità, tutto questo l’ho fatto onde evitare tagli nei quali sarebbero confluiti quelli sul personale, di conseguenza licenziamenti di massa». Il problema principale della Comunità montana resta la sua improduttività, com’è stato ricordato nell’incontro a Roccadaspide dal presidente Caldoro, e un ente improduttivo è destinato a ripiegare inesorabilmente su sé stesso. Resta da chiarire che l’improduttività non è una colpa operaia, gli operai si limitano ad eseguire ordini e se all’apice non c’è alcuna direzione si è disorientati. I soldi mancano e nemmeno con l’accelerazione dei fondi Ue si potrà risolvere il problema, attingere ad un pozzo in cui non vi confluiscono risorse rinnovabili serve soltanto a tamponare un problema dalle maglie molto più grandi. Ricordiamo, inoltre, che Rizzo è presidente della Comunità montana soltanto dal 2011 e che i problemi dell’ente hanno origini molto più lontane. La vicenda ‘comunità montana’ resta aperta, dovremo ancora attendere per capire cosa ne sarà dell’ente.

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