Cala il sipario sulla morte del 21enne dopo una serata in discoteca

Cala il sipario. Il silenzio è assordante. Le luci si spengono. La morte di Simone è stata già dimenticata? Il parroco dall’altare con la sua omelia. L’opposizione punta il dito contro il sindaco e i proprietari della discoteca dove, secondo chi indaga, il 21enne avrebbe trascorso le ultime sue ore di vita. Si è alzato un polverone, ma i riflettori sul caso sono stati spostati. C’è chi ha parlato di strumentalizzazione. Chi di overdose. Chi di abbandono da parte degli amici. C’è chi ha parlato e non ha perso l’occasione per stare zitto. Chi ha giudicato su fatti che ancora non sono stati accertati dagli esami medici. E ora è ritornato il silenzio. Cosa è cambiato? All’apparenza nulla. Eppure, subito dopo la notizia del decesso di un giovane dopo una nottata in discoteca, il clamore ha raggiunto livelli altissimi a Marina di Camerota e su tutto il salernitano. Un presunto morto per overdose non è notizia da poco. Ma quanti davvero si sono stretti nel cordoglio della famiglia? Quanti hanno indossato le vesti della madre e pregato? Sui giornali oggi non si legge nulla. Come nemmeno ieri è stato pubblicato nulla. Eppure il caso è irrisolto. L’autopsia parla di edema polmonare. Ma causato da cosa? Simone è davvero morto per una overdose di droga? O addirittura per un abuso di alcool e droga? E’ possibile anche che il 21enne soffrisse di problemi personali e i 6 chilometri di cammino dopo l’uscita dalla discoteca avrebbero infierito sul suo fisico in maniera letale. Tutte ipotesi. Poche certezze. Ma nessuno ne parla. Come nessuno, escluse le forze dell’ordine impegnate nella risoluzione del caso, si è impegnato a capire davvero le modalità utilizzate dai soccorsi. Dubbie per gli inquirenti. E se così fosse non di buon auspicio per i residenti. Al momento sono due i medici finiti sotto la lente di ingrandimento della procura del tribunale di Vallo della Lucania. Uno in servizio a Marina di Camerota, originario di Sassano. L’altro è di Napoli e lavora al Saut di Palinuro. Palinuro e Camerota: due località che d’estate moltiplicano gli abitanti. Vengono invase dai turisti, ma i presidi medici sono chiusi, disorganizzati e privi di adeguati piani di sicurezza. Ma nessuno ne parla. Come nessuno si è scusato con l’amico di Simone. Lui che è rimasto sempre vicino al compagno. Lui che ha visto morire un amico e non lo ha mai abbandonato. A differenza dei caratteri battuti su alcune pagine della stampa locale. Ha rilasciato una intervista ad un giornale di Avellino dove c’era scritto: «Non solo ho dovuto assistere ad una scena così tragica, ma ho dovuto anche sentir dire ad alcune persone che ho abbandonato Simone, cosa che non mi è passata per la testa nemmeno per un secondo. Sono stato sempre con lui». Ma adesso? Adesso che il prete ha detto che «i ragazzi dal Ciclope escono come zombie»? Adesso chi ricorda Simone? Adesso che l’opposizione ha chiesto la revoca della concessione? Adesso l’opposizione dove è? Dove sono tutti? Dove è un mazzo di fiori? Una targa? Simone, 21 anni, non c’è più. E non ci sono più le polemiche, adesso. E’ tutto finito. I riflettori sono tornati ad essere spenti e nessuno ne parla. Avremmo preferito altro. Un segnale chiaro, forte. Un presidio medico sempre attivo che garantisce sicurezza alle persone del posto e ai turisti, soprattutto in estate. Avremmo preferito non ascoltare conclusioni affrettate. Diagnosi da parte di chiunque e autopsie prima dell’autopsia. Avremmo preferito il silenzio alle chiacchiere. Un ricordo, alle dichiarazioni. Avremmo preferito che altri argomenti non si ficcassero nella morte di un ragazzo. Un abbraccio alla famiglia e una stretta di mano all’amico, avremmo preferito.

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