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Quando i cinghiali diventano una calamità. Un problema presente nel Parco Nazionale del Cilento

di Luigi Martino

Per questo la Cia del Molise ha organizzato un importante incontro tra i dirigenti dell’Organizzazione e gli agricoltori provenienti da tutta la provincia di Isernia ed anche di Campobasso.

A parere della Cia, la prima incongruenza si riscontra nelle competenze istituzionali: da una parte le province stabiliscono le aree di ripopolamento, le aree di riserva e la calendarizzazione dell’attività venatoria,  mentre dall’altra la Regione Molise attraverso l’assessorato all’Agricoltura provvede al riconoscimento ed al risarcimento danni da fauna selvatica. Inoltre, la legge regionale n.6/83 risulta inadeguata al fenomeno, in quanto mentre all’epoca della sua approvazione vi era una necessità di conservazione e ripopolamento di alcune specie di fauna selvatica quali ad esempio il cinghiale, oggi invece si riscontra una eccedenza di questo animale  che rischia di compromettere l’equilibrio ambientale e la conservazione della biodiversità e soprattutto arreca gravi danni al settore agricolo.

La Cia del Molise suggerisce di procedere ad un censimento dei capi ed uno studio sulle varietà genetiche constatato  che attualmente si riscontra sul territorio regionale il dominio di una specie  fortemente proliferante, prevedendo nell’ambito della pianificazione della stagione venatoria periodi più lunghi di caccia consentita ai cinghiali e l’avviamento del “selecontrollo” ovvero la caccia di selezione attuata attraverso cacciatori appositamente formati e muniti di relativo patentino. La Cia del Molise chiede insomma certezze e pari dignità per queste imprese agricole interessate da questo fenomeno che sta assumendo aspetti sempre più imponenti tanto da essere diventato una vera e propria calamità. Ad oggi le richieste di risarcimento danni alle produzioni agricole presentate finora nell’anno 2011 sono quasi 800.  Un problema che è ben conosciuto anche nei territori del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e che non sembra trovare una soluzione. Anche qui i risarcimenti e le domande di indennizzo sommergono, ogni anno l’Ente che secondo il regolamento in vigore predispone i ristorni economici dopo dettaglaita relazione sul danno e verifica in loco da parte degli agenti della Forestale. Ma tutto ciò non basta. da anni oramai dovevano entrare in azione i cacciaselettori, che lo stesso Ente Parco aveva formato, per ababttimenti controllati. da anni, inoltre si offrono agli agricoltori che ne fanno richiesta delle apposite gabbie per la cattura.

Tutto inutile e tutto vano. Allo stato attuale in moltissimi Comuni si registra un solo fenomeno ampiamente diffuso: l’abbandono dei terreni a coltura. Un danno enorme non solo alla già risicata economia dei Comuni delel aree interne ma soprattutto un danno socio culturale che scaturisce nella perdita di idendità e nella scomparsa della memoria storica dei luoghi. Insomma una paiga che non trova rimedio e di cui paradossalmente non si discute neppure più.

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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