Perdifumo, ex sindaco denuncia probabili brogli elettorali: tre avvisi di garanzia

La scorsa tornata elettorale nel comune di Perdifumo è sotto la lente d’indagine della magistratura. Al termine della competizione elettorale, infatti, Vincenzo Paolillo, oggi sindaco di Perdifumo, ha vinto con due voti di differenza. La procura di Vallo della Lucania ha deciso di aprire un’inchiesta dopo la segnalazione del sindaco uscente Francesco Pecora. Le irregolarità, in parte, sono state accertate dal pubblico ministero Alfredo Greco che nei giorni scorsi ha fatto recapitare tre avvisi di conclusione delle indagini a tre membri presenti nella sede dello spoglio elettorale. Si tratta del presidente del seggio Pietro Raddi, del vicepredisente Angelo Gargione e del segretario Agostino Pisano.

I sospetti Sarebbero emerse incongruenze di diversi tipi dalle indagini. Come ad esempio l’assenza di corrispondenza tra le schede conteggiate dall’ufficio elettorale comunale e quelle successivamente conteggiate dai carabinieri oppure verbali di proclamazione compilati da due persone estranee al seggio, una delle quali candidata nella lista avversaria: il tutto senza che nulla fosse messo a verbale.

Le indagini Secondo gli accertamenti della procura di Vallo «Pisano e Raddi – scrivono gli inquirenti – si sarebbero rifiutati di iscrivere nel processo verbale delle operazioni di voto le proposte formulate da un rappresentante di lista in merito alla soppressione di una scheda elettorale» violando in questo modo le disposizioni di legge che prevedono che queste schede siano accantonate per essere riviste a scrutinio terminato. Secondo il sindaco uscente di Perdifumo, Francesco Pecora, «in quel seggio risulterebbero mancanti ben quattro schede che sono state in un primo momento conteggiate a suo favore e poi il conteggio sarebbe stato rettificato».

Nell’esposto il candidato ha anche allegato copia del foglio con la correzione del numero di schede. Il reato contestato a tutti è di concorso in abuso d’ufficio, aggravato dal fatto che è stato commesso durante la funzione di pubblico ufficiale. Secondo la denuncia presentata da Pecora in procura, il candidato a lui avversario sarebbe stato «favorito da chi presiedeva il seggio».

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