Ragazzo morto dopo notte in discoteca, ‘Il Ciclope’ a don Gianni: «Ti sei fatto manipolare e usare per altri fini»

La lettera di Raffaele Sacco, proprietario della discoteca ‘Il Ciclope’ di Marina di Camerota, si è fatta attendere. Raffaele, conosciuto da tutti come Lello, ha aspettato volutamente qualche giorno per rispetto verso un ragazzo che non c’è più e la sua famiglia. Dice che «non sarebbe mai voluto arrivare a parlare di altro quando di mezzo c’è la morte di un giovane di 21 anni», ma le dichiarazioni del sacerdote don Gianni Citro di Marina di Camerota lo hanno quasi «costretto». Simone Pandolfi è morto domenica 31 agosto mentre veniva trasbordato da una ambulanza all’altra dopo che una donna di Marina di Camerota lo aveva trovato in condizioni disperate in compagnia di un amico nel centro del borgo costiero cilentano. Simone aveva trascorso la notte all’interno del Ciclope. Cosa ha fatto lui e cosa hanno fatto i suoi amici ancora non è chiaro a chi indaga. L’autopsia ha confermato la morte per edema polmonare, ma non si sa se l’edema è stato causato da una overdose di droga e alcool come invece si è ipotizzato fin dal primo momento. C’è bisogno di altri 20 giorni circa e l’esito degli esami tossicologici per far ancora più luce sulla situazione. Intanto si è scatenata la querelle tra don Gianni Citro, i membri del Pd e dell’opposizione di Camerota e la discoteca ‘Il Ciclope’. Don Gianni, organizzatore tra l’altro del Meeting del Mare (uno dei più grandi festival musicali gratuiti del sud Italia),  non ha risparmiato parole «pesanti» contro la discoteca e le nuove generazioni. «I giovani che escono dal Ciclope sono veri e propri zombie», ha dichiarato tra le tante cose il parroco alla stampa locale. Ora arriva la risposta dei proprietari del Ciclope. Ecco la lettera inviata la Raffaele Sacco alla nostra redazione. La pubblichiamo integralmente di seguito:

Caro Don Gianni,
sino a questo momento non ho ritenuto giusto ed opportuno dover alimentare le tante, tristi e, talvolta, inutili polemiche da te pubblicamente sollevate all’indomani della morte del giovane Simone Pandolfi, sia per rispettare il dolore che ha colpito la famiglia, alla quale estendo tutto il mio sincero e profondo cordoglio, sia per rispetto verso le istituzioni, anche loro mediatamente colpite dalle tue gravi e denigratorie affermazioni. In taluni casi, credo, il silenzio sia la forma più rispettosa per esternare il proprio sgomento. Come prima cosa, permettimi di condividere un tuo pensiero che, ahimè, solo velatamente è emerso dalle tue pubbliche esternazioni: il problema di una generazione portata sovente ad eccedere, di giovani che spesso non vivono il divertimento in modo sano, responsabile e pacato, sicuramente c’è, e su questo ci si deve interrogare, ci si deve confrontare e, tutti insieme, dobbiamo contribuire a dare una soluzione concreta. Da questo punto di vista da subito partecipo la mia disponibilità a qualsivoglia iniziativa sul tema. Il punto della questione è proprio questo, caro Don Gianni, occorre lavorare insieme, ciascuno nel suo campo, per scongiurare il ripetersi di fatti gravi come quello accaduto nella notte del 31 Agosto scorso. La strumentalizzazione che della notizia è stata fatta mi ha lasciato senza parole. Abbiamo perso un’occasione per dimostrare il nostro impegno. Da parte tua, a dire il vero, mi sarei aspettato una puntualizzazione, e cioè che rispetto al dramma a cui abbiamo assistito inermi la discoteca non ha avuto implicazioni di sorta. Sembra invece tu abbia voluto sostenere proprio il contrario. Quindi, fermo quanto detto, non posso accettare accuse e tollerare diffamazioni di insopportabile gravità e, quindi, consentimi di censurare pubblicamente l’inopportunità di talune tue esternazioni, la gratuità delle dichiarazioni rese nelle tue interviste e di quanto i mezzi di stampa ti hanno attribuito. Tutte le accuse mosse verso la mia persona, verso l’attività che esercito e verso la società che mi onoro di amministrare da anni, sono gravi e fortemente offensive. Il motivo di tutto questo astio io non lo comprendo. Quelle che hai palesato sono accuse ingiuste, incondivisibili, tutte incentrate su fatti non veritieri, e del tutto decontestualizzate rispetto al fatto luttuoso che ci ha profondamente colpiti e, credo, che le polemiche siano state il frutto di una censurabile regia politica, per sua natura propensa a travisare la realtà per perseguire i propri fini. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

La tua figura di sacerdote, anche se tesserato ad un partito, la tua posizione di uomo impegnato nel sociale e, perché no, di imprenditore, certamente non può portarti ad attaccare con inaudita violenza verbale me, le istituzioni, il Comune di Camerota e gli Organi di pubblica sicurezza. Si, perché quando denunci l’esistenza di attività criminose commesse all’interno del Ciclope, tu non accusi me, ma rivolgi le tue parole a chi è preposto all’attività di tutela dell’ordine pubblico ed alla repressione dei reati. Spero questo sia chiaro. Quanto da te riferito, od a te attribuito, oltre che ingiusto e contrario al vero, credo non serva allo scopo comune che, te lo ripeto, è quello di lavorare insieme affinché la nostra terra non venga mai più associata ad una tragedia, quale è stata la fatale morte di un giovane ragazzo. Affermare, e neanche velatamente, che nella discoteca da sempre si faccia abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti, quasi a lasciare intendere che la causa della morte di Simone possa rinvenirsi nel locale notturno, affermare che nel Ciclope si verifichino eventi pericolosi per gli stessi frequentatori e sostenere, poi, che rispetto a tutto questo vi sia una logica di copertura, se non vera e propria omertà, è a dir poco incommentabile, al pari della crociata che hai inteso intraprendere verso chi, come me, si spende costantemente e quotidianamente per il bene del nostro amato territorio. Tutto questo, Don Gianni, non ha nulla a che vedere con la cura delle anime ed, a ben vedere, neanche con la tua spiccata propensione a vivere la vita politica del Comune. Ti sei fatto manipolare, ti sei fatto usare per altri fini, e questo mi rattrista molto. Nelle tue precedenti interviste, prontamente sostenuto da una politica che, al tuo pari, nel passato e per diversi anni ha frequentato la mia discoteca e, solo oggi, l’ha additata come luogo pericoloso e posto di perdizione, ho avuto modo di rilevare innumerevoli imprecisioni, volute o meno, ed altrettante falsità. Partendo dalla transazione che è stata sottoscritta con il Comune di Camerota, diversamente da ciò che hai riferito, forse senza prima verificare i documenti pubblici presso il Comune e presso il Tribunale di Vallo della Lucania, qui mi vedo costretto a renderti noto e precisarti che era il Comune ad aver un debito nei miei confronti e, piuttosto che portare avanti un’azione giudiziaria, ho preferito addirittura rinunciare ad un mio cospicuo credito, versando nelle casse del Comune tutto ciò che avrei dovuto versare, nulla di più e nulla di meno. Passando alla presunta caduta di pietre all’interno del locale, a tuo dire occorsa nel mese di Agosto scorso, mi preme precisarti che mai si è verificato un evento del genere nella discoteca e che, ancora, sono l’unico imprenditore, per quanto mi consta, che nella zona, da anni, sostiene ingentissime spese per la messa in sicurezza del costone roccioso nel quale insiste la discoteca, proprio per evitare che fatti simili possano realmente verificarsi. Per arrivare, ora, alle accuse di violenza che si verificherebbero, sempre a tuo dire, all’interno della discoteca, mi vedo ancora costretto a precisarti che, se episodi di violenza si sono verificati in Palinuro, questi sono accaduti non al Ciclope, ma altrove. Evidentemente hai confuso, volutamente o meno, il Ciclope con altro locale notturno. Ti invito a verificare. E per dirla tutta, quando a suo tempo appresi dai giornali che al Meeting del Mare, evento da te organizzato e finanziato con moneta pubblica, si verificarono episodi di violenza che, sempre a dire della stampa, sarebbero dipesi da abusi di sostanze alcoliche e stupefacenti da parte degli avventori, rimasi piuttosto incredulo, comunque accordando alla notizia il dubbio che essa meritava.

Tu, per quanto appare evidente, non hai ritenuto di destinarmi lo stesso beneficio, additandomi come imprenditore senza scrupoli, addirittura dedito ad attività illecite e finanche coperto dal Comune. Questo è davvero inaccettabile, specie se mi giunge da chi, come te, mi ha frequentato in amicizia, per anni, e proprio in occasione di eventi e serate organizzate all’interno della mia discoteca. Se hai frequentato il Ciclope, vuol dire che a suo tempo la mia discoteca era sicura, ed ora non lo è più? Se, ancora, cercasti a suo tempo di coinvolgermi in attività politiche da te portate avanti, ciò vuol dire che a suo tempo ero una persona perbene e rispettabile ed ora non lo sono più? No, Don Gianni, sai bene che le cose non cambiano così rapidamente; a cambiare sono solo le persone. Per concludere, affinché possano essere evitate le strade della Giustizia, cosa che mi auguro, ti prego di evitare per il futuro di cadere nuovamente in simili errori, forse generati dalle insidiose dinamiche politiche, alle quali io, come imprenditore, e tu, come sacerdote, non dobbiamo e non possiamo prendere parte. In caso contrario, sarebbe per me impossibile non chiedere Giustizia. Ti invito a voler rettificare ciò che hai precedentemente affermato su di me, sulla discoteca e sulla società che amministro ed a rendere, per il futuro, dichiarazioni quantomeno corrispondenti a realtà, anche e soprattutto per rispetto verso coloro che, in considerazione dell’importante ruolo che svolgi nella comunità, proprio per l’abito indossi, in te confidano ed in te scorgono Verità. Sinceramente spero di poter evitare di dover, malvolentieri, sottoporre le tue affermazioni al vaglio dell’Autorità competente. Concludo dicendo, anche per un pizzico di orgoglio personale, che le polemiche da fare sarebbero ben altre, come ad esempio capire perché operiamo in un territorio ormai quasi abbandonato, capire come mai si assiste ad un deficit di iniziative turistiche, capire come mai si fatica a riportare la zona ai suoi antichi fasti. Con tutto il rispetto, credo di essere rimasto uno dei pochi a voler davvero rilanciare questa Terra e la sua principale risorsa, il turismo, non solo con attività di intrattenimento notturno, ma favorendo l’afflusso vacanziero anche con altre attività diurne delle quali, e questo mi dispiace molto, tu non parli mai. Un caro ed affettuoso saluto.

Raffaele Sacco

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