Torre Orsaia, muore durante battuta di caccia: fermato chi ha esploso il colpo

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Si è chiuso il cerchio attorno all’incidente di caccia nel quale, lo scorso giovedì, ha perso la vita Josè Antonio D’Adamo. Dopo tre giorni di accertamenti i carabinieri della stazione di Torre Orsaia e Casaletto Spartano, hanno fermato un giovane di 40 anni che quel giorno, secondo chi indaga, «avrebbe accidentalmente esploso un colpo di fucile uccidendo il compagno di squadra». Josè faceva parte di un gruppo di cacciatori, circa dieci, che avevano scelto quell’area per cacciare i cinghiali.

La prima ipotesi, dunque, è stata confermata dalle forze dell’ordine. Combacia esattamente con la ricostruzione fatta dopo poche ore dal drammatico incidente anche grazie all’esame esterno sul corpo del cadavere effettuato dal medico legale Adamo Maiese. Il medico, nominato dalla procura della Repubblica del tribunale di Vallo della Lucania che indaga sul caso, ha subito confermato che «il colpo è partito da lontano e chi ha premuto il grilletto si trovava in una posizione più alta rispetto a quella del malcapitato». Ora il 40enne fermato dai carabinieri dovrà rispondere in tribunale di omicidio colposo.

Dagli uffici dell’Enpa, ente nazionale protezione animali, fanno sapere che si costituiranno parte civile nel processo avviato per l’incidente. Manuela Zambrano, commissario Enpa provinciale, spiega il perchè: «Noi riteniamo che questi incidenti siano stati gravissimi e che siano state violate delle regole fondamentali della caccia». Secondo il commissario i fatti che non sono andati come sarebbero dovuti andare sono diversi: «Bisogna verificare anzitutto se nella zona dove c’erano i cacciatori si potesse effettivamente cacciare – afferma – e poi la presenza di una persona nei due incidenti di Giffoni Valle Piana che è una persona con una residenza per la quale non gli è consentito cacciare in quella zona perchè ricordo che, nella zona delle aree contigue al Parco del Cilento possono essere presenti soltanto i residenti delle aree». Poi continua: «Questo già mostra che ci sono delle regole infrante. L’episodio che ha portato, purtroppo, alla morte del cacciatore è probabilmente stato causato anche dalla inefficacia presenza di un responsabile del gruppo di persone – tuona la donna – che erano lì alla caccia del cinghiale e non ha saputo gestire il gruppo». Infine il commissario lancia un auspicio: «Spero che da parte delle forze dell’ordine ci sia sempre di più un controllo maggiore».

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Josè Antonio D’Adamo lavorava come piastrellista a Torre Orsaia, suo paese nativo. Sposato e padre di due figli. La data dei funerali non è ancora stata fissata. Il corpo è custodito nella sala mortuaria dell’ospedale di Vallo della Lucania. Nel frattempo la comunità si stringe forte intorno alla famiglia in attesa di salutare per l’ultima volta Josè. Intanto in paese monta la polemica: «Qua sparano anche se si muove una foglia», esclama chi conosceva il cacciatore ucciso. «Non è possibile – continua un cittadino di Torre Orsaia – che nel 2013 ancora non si faccia attenzione a guardare bene se si sta colpendo un cinghiale o un essere umano».

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