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Disastro Mingardina, summit tra amministratori e la strada resta chiusa. Sarà soluzione o rattoppo?

di Luigi Martino

La Mingardina resta chiusa dopo l’ennesima frana che si è abbattuta sulla strada che collega Palinuro e Marina di Camerota con la ‘Cilentana’. Giovedì mattina sul luogo della frana, nei pressi del bivio che conduce a San Severino di Centola, Attilio Pierro, assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Salerno, ha incontrato i sindaci dei tre comuni: Antonio Romano, Camerota, Carmelo Stanziola, Centola, e Cristoforo Cobuccio, Celle di Bulgheria. La chiusura della strada è un problema che crea disagi soprattutto alle località balneari di Palinuro e Marina di Camerota, anche se la montagna ricade nel territorio di Celle di Bulgheria. Per questo motivo gli amministratori si sono dati appuntamento per cercare una soluzione sbrigativa che porti alla risoluzione del problema e quindi alla riapertura dell’arteria.

Il summit Il vecchio abitato di San Severino sovrasta la valle del fiume Mingardo, che scava una stretta forra chiamata ‘Gola del Diavolo’. Qui la montagna è franata, proprio al cospetto del piccolo borgo medievale abbandonato da tempo. Le case vecchie, semi distrutte, sorvegliano dall’alto l’incontro tra gli amministratori. La soluzione non è semplice da individuare, anche se un progetto, negli anni addietro, fu accantonato, «ma era quello più adatto per quel tratto di strada», afferma il sindaco di Celle. I vincoli paesaggistici dettati dal Parco del Cilento sono rigidi e la viabilità del territorio ne risente. «Il problema è annoso – dice Cobuccio – e siamo stati fortunati perchè fino a questo momento nessuno è morto. Dieci anni fa – continua il primo cittadino – un ingegnere disegnò una galleria, dalla quale era comunque possibile guardare il fiume, che sarebbe partita dal bivio di San Severino fino al raccordo con la variante del ‘Ciglioto’, ma – rivela – non fu possibile realizzarlo per la burocrazia di questo posto». Il sindaco di Centola, invece, individua una soluzione per l’immediato dividendo i lavori in due step: «C’è bisogno di un primo intervento urgente per mettere in sicurezza la strada e riaprila in breve tempo – afferma Stanziola – dopodichè bisognerà trovare una soluzione definitiva perchè non è possibile che ogni volta che piove la montagna frana e la strada deve essere chiusa. Il tunnel – conclude – è la soluzione migliore». Della stessa idea Antonio Romano, sindaco di Camerota, che tranquillizza i cittadini: «Non sarà come l’estate appena trascorsa – dice – ora troviamo un accordo per far partire subito i lavori. Questa strada non può restare chiusa».

Il parere degli esperti Sul posto, più tardi, sono arrivati anche gli esperti della Provincia. I rocciatori hanno fotografato la frana e la montagna e, dopo alcune considerazioni, si sono appartati con Attilio Pierro per fare il punto della situazione. «Noi possiamo salire sul costone, fare una ispezione e ridurre il pericolo – afferma il capo squadra dei rocciatori – poi ci vuole un tecnico che dice “l’impresa ha fatto questo” e io potrò dire che ho fatto l’ispezione». C’è bisogno di due pareri quindi per dichiarare agibile l’arteria, prima quello dei rocciatori e poi quello di un geologo o un ingegnere nominato dai tre Comuni. «Ho capito – risponde Pierro al capo squadra – ma non vorrei poi che concludiamo l’intervento, spendiamo i soldi e dopo non possiamo aprire la strada». «In una situazione del genere – controbatte il rocciatore – non possiamo mai parlare di eliminato pericolo, ma di mitigazione del problema». Il costone roccioso, che sovrasta tutta la strada Mingardina e la ex 562 che collega il bivio di Palinuro con Marina di Camerota, è tappezzato di punti critici e fenomeni di dissesto idrogeologico. I tecnici, infatti, sostengono che il problema non verrà mai risolto in maniera definitiva, ma si può agire sui punti più pericolosi. Alla discussione partecipa anche Ciro Troccoli, consigliere di Camerota, che esprime il proprio parere: «Dobbiamo lavorare e pensare a questo evento franoso e non al rischio potenziale, altrimenti – aggiunge Troccoli – come dice l’assessore il rischio potenziale è ovunque».

Al Comune di Celle Conclusa la prima fase dell’incontro e l’ispezione veloce dei rocciatori,(i sindaci erano già stati sul posto mercoledì), tutti gli amministratori si sono spostati al Comune di Celle di Bulgheria. Intorno a quel tavolo dovranno trovare un accordo e contare quanta moneta c’è in cassa da destinare alla risoluzione del problema. Da quanto si è appreso, pare che la situazione si evolverà in questo modo: sindaci e assessore provinciale dovranno decidere quanti soldi e come dividere le spese, poi toccherà nominare degli ingegneri e i rocciatori, questi ultimi perlustreranno la parete per fornire una relazione tecnica. Con la relazione potranno iniziare i lavori per la messa in sicurezza della zona franata e la risistemazione del manto stradale danneggiato dai massi in caduta. Il tempo stimato per la riapertura è di circa tre settimane, ma nulla è ancora certo.

Segnaletica distrutta Intanto c’è da segnalare che nella notte tra mercoledì e giovedì, automobilisti nelle vesti di vandali, o viceversa, hanno pensato bene di buttare nell’alveo del fiume la segnaletica installata nel pomeriggio dagli operai provinciali dell’Anas per transitare liberamente sulla strada pericolosissima perchè a monte ci sono altri massi in procinto di cadere. Infatti, intorno alla mezzanotte, gli addetti ai lavori sono tornati sul posto per chiudere definitivamente l’arteria con dieci cubi di cemento: cinque posizionati da un lato e cinque dall’altro. Giovedì mattina, poi, i cartelli della segnaletica sono stati recuperati e sistemati davanti ai blocchi. La Mingardina resta chiusa. I percorsi alternativi sono quelli di Centola paese, dove è stato installato un impianto semaforico, e San Giovanni a Piro per gli abitanti di Camerota che devono raggiungere Sapri. Stamattina, giovedì, si sono registrati i primi problemi per gli studenti che hanno dovuto allungare il tragitto per raggiungere le scuole.

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Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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