Boston sotto attacco, il racconto del runner salernitano Belpedio: «Pensavamo fossero fuochi d’artificio». Intanto Caldoro da Napoli commemora le vittime della strage

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L’attacco a Boston è un fantasma che ritorna. Un pugno allo stomaco di quanti, italiani e non, hanno ancora negli occhi il sangue e il terrore dell’11 settembre. Adesso il ‘mostro’ ritorna e nel modo più vile. Torna in una festa dello sport, della fratellanza tra culture e etnie diverse. In una maratona, quella di Boston seppur non celebre quanto quella di New York non per questo non meno simbolica.

Quest’anno sul selciato di Boston anche due salernitani della società «Idea Atletica Aurora» di Battipaglia: Cristian Belpedio e Luca De Luca. Il racconto di Cristian rende l’idea del tragico stupore di quegli attimi: «La città è blindata, ma stiamo bene – racconta Belpedio – non immaginavano certo che fossero delle bombe. Quando c’è stato lo scoppio al traguardo – conclude – pensavamo fossero fuochi d’artificio. Poi ci siamo resi conto della tragedia».

Il cordoglio della politica Nel corso della visita di stamani nell’area tecnica di Luna Rossa, a Napoli, il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, esprime il suo cordoglio per i tragici fatti di Boston: «Ho portato innanzitutto in queste ore la mia vicinanza personale e di tutti i cittadini campani – dichiara Caldoro – al console generale degli Usa a Napoli, Donald L. Moore, per quanto accaduto a Boston durante la maratona. Quanto avvenuto è un atto contro la comunità non solo americana ma contro tutti noi. E’ un atto di tragica violenza anche contro lo sport».

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L’ultimo miglio ai bambini Piccole vittime ignare di ciò che stava per scatenarsi. Sono i bambini in festa a Boston. Si perchè l’ultimo miglio era dedicato proprio a loro e ai loro insegnanti, vittime di un’ennesima strage, quella di Newtown: villeggio nel Connecticut dove quattro mesi fa un folle fece strage in una scuola elementare. Adesso in una festa dello sport lo stesso incubo che si ripete e lo stesso imperativo: dimenticare.

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