Marina di Camerota, il castello marchesale in totale stato di abbandono (FOTO)

E’ lì, immobile da ormai oltre cento anni. Il gigante buono, ferito dall’indifferenza di molti. In parte crollato, in parte decorato da murales, in parte sommerso da cumuli di rifiuti di ogni genere.

La stradina che conduce al castello di Marina di Camerota è bloccata dalla sosta selvaggia di alcune automobili. L’altra, perchè di accessi c’è ne sono due, è ingombra di immondizia ed erbacce alte. All’esterno la situazione è di quelle paragonabili ad una discarica a cielo aperto, si tenta comunque di far immaginare ai lettori il quadro che si presenta alla vista di chi si avventura nel visitare l’opera storica, un tempo abitata dalla famiglia marchesale. C’è di tutto: divani, barche, sedie, insegne di locali noti in paese gettate lì e dimenticate, schermi di computer inutilizzabili, giocattoli rotti, mattonelle, scarti edili di ogni genere, cartacce, bottiglie d’acqua di ogni dimensione, pacchetti di sigarette, involucri di profilattici, sacchi dell’immondizia blu, sacchi dell’immondizia neri e sacchi dell’immondizia bianchi. L’occhio del cronista del giornale del Cilento nota alcuni pezzi di cemento misti ad eternit. Sembrerebbe che sia proprio eternit, quel materiale tossico vietato dalla legge le cui fibre volanti possono nuocere gravemente alla salute dell’uomo. Dovrebbe essere smantellato da ditte specializzate, ma dorme mischiato ai tanti tipi di immondizia che è possibile documentare nell’atrio che precede le gradinate d’ingresso.

Il castello è composto da due piani, più uno seminterrato. Tutti i piani sono divisi in tante camere, ormai distrutte e inutilizzabili. Il piano al centro, il primo per intenderci, possiede una particolarità: una piccola chiesetta con un valore storico non noto a chi scrive. La chiesetta è lì fragile ed esposta all’incuria dei vandali. Il ”valore storico” però è ormai sparito. La chiesa è stata saccheggiata tempo fa, ed ora colma di rifiuti edili di ogni genere: porte di legno, pezzi di calcestruzzo e ferri arrugginiti. Le camere vengono utilizzate quotidianamente da coppie di innamorati e gruppi di ragazzi che si nascondono qui dai genitori per fumare e bere una birra in compagnia degli amici. In cima al castello si può godere di un panorama mozzafiato: tutto il paese vive ai piedi del gigante buono. E’ come un paradosso: da un lato la torre dello Zancale, il mare blu, le spiagge colme di turisti provenienti da ogni parte del mondo e il porticciolo del borgo cilentano, dall’altro semplicemente il degrado e l’abbandono di un’opera storica. Il giornale del cilento già in passato si è occupato di questa inchiesta. Troppo spesso alcuni politici si sono difesi sostenendo che è proprietà privata. Ma questo può costituire un salvacondotto rispetto all’inamovibilità assoluta? Può cioè rendere accettabile che anche dinnanzi e dentro una proprietà privata si consumino scempi ambientali di tali dimensioni? E ancora può mai accettare un’amministrazione comunale e chi soprintende al paesaggio una discarica a cielo aperto a pochi metri dal porto e nel bel mezzo di un paese turistico? E il fatto che non si tratti semplicemente di una casa privata ma di un castello marchesale poi finito in mano private non dice niente?

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Foto a cura di Luigi Martino