«Evitiamo speculazioni e demagogia»: ecco la posizione dell’amministrazione di Capaccio su ospedale di Agropoli

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«Capaccio Paestum vuole forse più della stessa Agropoli che l’ospedale non chiuda, ma che anzi venga potenziato rispetto al passato, e si batterà con tutte le sue forze perché ciò accada». Con queste parole l’amministrazione comunale, guidata da Italo Voza, spiega l’assenza alla manifestazione di venerdì a Salerno «per evitare – fa sapere il sindaco a mezzo stampa – facili speculazioni e demagogia spicciola».

L’assenza del sindaco e di altri amministratori alla manifestazione che si è tenuta presso la sede dell’Asl «è dovuta ad una casualità» – spiega Voza – perché «nella mattinata di venerdì durante il viaggio per Salerno con altri amministratori sono dovuto tornare precipitosamente indietro in quanto avvisato del ritrovamento di un ordigno bellico in locali del Comune e si paventava la necessità di evacuare parte delle abitazioni ricadenti nel centro storico».

«Il tutto si è risolto fortunatamente bene – continua Voza – ma soltanto nel pomeriggio, impedendo al sindaco di recarsi a Salerno. Dell’incontro previsto a Policastro nella giornata di sabato l’amministrazione comunale di Capaccio Paestum non era al corrente».

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«Ma ciò non cambia l’essenza della questione – sottolinea l’amministrazione – Ribadiamo che l’interesse della città di Capaccio Paestum è di mantenere in essere l’ospedale che non è solo “l’ospedale di Agropoli”, ma l’ospedale dell’intero e popoloso comprensorio che da Capaccio Paestum arriva fino a Castellabate e oltre, e che non è solamente, come afferma qualcuno, un “ospedale estivo”, ma al contrario un ospedale a cui fa riferimento un territorio popolato da circa 100 mila persone che hanno il diritto di avere assistenza medica e sanitaria come gli altri cittadini della provincia di Salerno e della regione Campania».

«La città di Capaccio Paestum – conclude Voza – ribadisce di essere vicina alla città di Agropoli anche nelle lotte future che si dovranno sostenere e si augura che i responsabili della sanità e la miope politica possano rinsavire al più presto, lasciando al territorio una struttura sanitaria che ai cittadini spetta di diritto».

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