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Secchi dell’immondizia abbandonati in mezzo alla natura a Marina di Camerota

di Luigi Martino

Uno schiaffo alla natura del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Uno scempio nel cuore del paese pluripremiato dalla Fee con la Bandiera Blu per gli approdi e da Legambiente con le 5 Vele e le spiagge più belle d’Italia. Benvenuti a Marina di Camerota, con anfratti e scenari mozzafiato, conditi dall’abbandono di decine di secchi della spazzatura nel vallone delle Fornaci. Il paese si riempie piano piano fino a registrare il «boom» ad agosto. Ospita turisti da ogni parte d’Italia e del mondo. Arrivano da ogni dove per sbarcare a baia Infreschi e cala Bianca. Poi, però, tra le meraviglie si può ammirare una discarica di contenitori della «munnezza», esistenta ormai già da qualche anno. Da quando il paese è stato educato alla raccolta differenziata, i bidoni giacciono lì. Verdi, grigi e gialli, piccoli e grandi, di ferro e di plastica, vengono lasciati sotto il sole e sotto la pioggia. Un disastro ambientale soprattutto per una realtà che si sta giocando una carta importante sulla scena del turismo internazionale, da quando i tour operator di mezzo mondo impazziscono di richieste per Marina di Camerota. Quel che resta è lì, ammassi di plastica in piedi e capovolti. Alcuni nascosti tra la macchia Mediterranea, altri in bella vista. Si possono ammirare mentre dalla frazione costiera del comune di Camerota si raggiunge un’altra piccola frazione, Lentiscosa. Perennemente fermi, al punto che gli abitanti del posto non ci fanno più caso. E mentre il giornalista si ferma per scattare qualche fotografia, una coppia di turisti del Trentino-Alto Adige, incuriosita, si avvicina ed esclama: «Ma perchè sono lì? E’ vergognoso».

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Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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