Un fiore bianco su ogni bara: a Salerno il funerale delle 26 ragazze straniere

«Abbiamo scelto di non invitare nessuno che non appartenesse a questo territorio, e in modo condiviso con chi rappresenta questo territorio. Abbiamo scelto che fosse un rito funebre, per questo oggi non c’è nessuno qui. Ma ci sono, sono tutti con noi». Così il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi ha commentato con i giornalisti la mancanza di istituzioni di Governo alle esequie delle ventisei giovani migranti che si è tenuto questa mattina nel cimitero monumentale cittadino.

«La scelta – ha ribadito il prefetto – per evitare diverse letture, è stata quella di organizzare semplicemente un rito funebre. Ci sono ventisei morti, ventisei tragedie, più due feti. E’ una cosa terribile. Abbiamo ritenuto, congiuntamente al sindaco e all’amministrazione regionale, che il segno fosse chiaro: questo territorio sta piangendo ventisei sorelle attraverso un rito funebre. Abbiamo scelto di non invitare nessuno, neanche il mio ministro, perchè questa era una cosa che abbiamo ritenuto di fare in questo modo. Ci sono i momenti della preghiera e della sobrietà». «Le salme – ha aggiunto Malfi – verranno sepolte dieci a Salerno e le altre in alcuni comuni del Salernitano. Perchè il nostro territorio è capace di accogliere e, come accogliamo i vivi, così lo facciamo con i morti. In questo momento di dolore vi annuncio che è nato il primo maschietto. Dalle navi sbarcano tante donne incinte e oggi che abbiamo seppellito tante donne, accogliamo il primo maschietto»

C’erano anche i parenti di due delle vittime oggi ai funerali. A piangere queste ragazze vi era il marito di Marian Shaka, Sule Shaka e il fratello di Osato Osaro. Il marito di Marian, nigeriana nata il 7 febbraio 1997, non ha voluto parlare. Ha solo detto, a chi gli domandava come stesse: «Come puoò stare una persona che ha appena perso la moglie?». La ragazza, tra l’altro, era anche incinta di appena cinque mesi di un maschietto. Era senza lacrime da versare ma con gli occhi spenti e pieni di dolore, il fratello di Osaro. Di lui non si sa il nome ma solo che ha 18 anni e che non ricorda molto di quel tragico sbarco dove è morta la sorella. Non ricorda o non vuole parlare perchè troppo terribile da ricordare.Racconta di essere stato in Libia per sei mesi con la sorella, che “quel posto non è bello. Si sparava in continuazione e si uccide anche per delle sciocchezze”. E’ stato lui ad aver avvisato i genitori della morte della loro figlia, loro che in Nigeria hanno ancora tre figli. Osaro e il fratello volevano rimanere in Italia. Quello era il loro sogno. Per Osaro e per il figlio che portava in grembo, era incinta di neanche due mesi, non sarà più possibile