Scoppia la rabbia degli operai della Yele, Vallo della Lucania bloccata dalla protesta (FOTO)

Scoppia un’altra protesta e dalla Cilentana si sposta allo svincolo di Vallo della Lucania. Gli operai della Yele, società che gestisce la raccolta rifiuti in molti comuni del Cilento, hanno bloccato l’accesso alla cittadina cilentana. Si è formata una lunga coda di automobili e pullman. Passano solo le ambulanze o chi ha urgenza di raggiungere l’ospedale. Sul posto c’è la polizia stradale di Vallo della Lucania che sta tentando di mediare con i circa settanta lavoratori che protestano contro la mancata proroga della società che il 31 dicembre dovrebbe sciogliersi. Gli operai vantano decine di mensilità, ma il problema principale riguardo il loro futuro occupazionale. In 260 rischiano di restare senza lavoro. Duecentosessanta operai e altrettante famiglie. Tra quelli che sono scesi in strada c’è chi urla: «I nostri figli hanno fame» e ancora: «La politica ha rovinato il Cilento e i cilentani». Dall’incontro con il prefetto di Salerno non è emersa alcuna buona notizia per i lavoratori. Come era già successo in quello avuto nei giorni precedenti con il commissario liquidatore della società. Il licenziamento è sempre più vicino.

Molti operai non sono presenti e lo si deduce anche dal vociferare di alcune persone che tra la folla esclamano: «Siamo sempre noi i soliti, guardiamoci in faccia, gli altri non hanno avuto nemmeno le palle di venire qua stamattina». Il numero è calato visibilmente rispetto alla prima protesta avvenuta mercoledì 17 dicembre all’altezza dello svincolo di Vallo Scalo lungo la Ciletnana. Ma «qui nessuno fa un passo indietro». Gira voce che la protesta alle 11 e qualche minuto si sposterà sotto la sede della Yele, ma una lavoratrice tuona: «Ma se noi stiamo buoni buoni sotto l’ufficio risolviamo qualcosa?». L’intento è quello di creare disagi, in questo caso alla circolazione e ai collegamenti, per far si che la voce di 260 famiglie che rischiano di rimanere senza stipendio, arrivi ai palazzi del potere. «Noi stiamo attendo la proroga e fin quando questa cosa non avverrà – dichiara una amministrativa della società al al giornale del Cilento – noi 300 dipendenti della Yele siamo in liquidazione e quindi andiamo a casa. In questo momento non vedo futuro – dichiara – perchè abbiamo problemi, perchè questa situazione sembra senza uscita. Noi viviamo una questione di pagamenti di stipendi rallentati. Al momento – conclude – questa è l’unica società che si occupa della raccolta rifiuti nel Cilento e la posto nostro non ci sarebbe nessuno. A meno che i comuni non prendono la responsabilità loro e si svolgono da solo i servizi». I problemi che probabilmente indurranno alla chiusura della società, per chi protesta sono «sia di natura economica che di natura politica». «I motivi politici non li possiamo dire – affermano – ma qualcuno vocifera che c’è preoccupazione anche tra i nostri dirigenti, molti non accettano questi nostri amministratori, però non lo posso dire io, non lo so, questa è la situazione. Noi aspettavamo sabato che c’era l’assemblea, ma il commissario non si è presentato, ha preso tempo. La prossima assemblea sarà il 30 dicembre e quindi restiamo in attesa».  

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