Agropoli, operazione antidroga. Indagati davanti al Gip: «I napoletani ci davano troppa droga e non riuscivamo a piazzarla tutta»

Sono dodici in tutto gli indagati finiti in custodia cautelare nell’operazione antidroga condotta dai carabinieri di Agropoli agli ordini del capitano Annichiarico. Dodici posizioni «dubbie» per gli inquirenti. Sono stati quasi tutti ascoltati dal Gip e molti non hanno parlato. Il primo è stato Alessandro Romano, ritenuto dagli investigatori il «presunto capo della cricca» e l’unico ad essere finito in cella. Romano è in carcere a Fuorni nonostante il suo legale ha chiesto i domiciliari per motivi di salute. Il presunto boss, conosciuto in paese con il soprannome di “Ricotta”, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai giudici salernitani.

Davanti al Gip Nella giornata di lunedì sono stati altri indagati, fra i quali la fidanzata di Romano, Chiara Donnabella, e il cognato Andrea Grimaldi. La maggior parte di loro non ha parlato, hanno seguito in pratica le orme di Romano. Come Giuseppe Carillo, difeso dall’avvocato Pesca, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Poi dinanzi ai giudici sono comparsi Andrea Grimaldi, difeso da Apicella, che avrebbe chiarito la propria posizione e Chiara Donnabella. Questi ultimi due, secondo gli inquirenti, «rappresentano i principali autori dell’attività di spaccio ed erano dediti all’acquisto nel napoletano e allo smercio nel Cilento». Sono stati poi ascoltati Rosario Russo e Alessio Cuoco, entrambi ai domiciliari.

Altri interrogatori Nelle prossime ore toccherà a Bruno Marotta, difeso da Oricchio, e agli indagati con obbligo di dimora: Vera Federica Donnabella, fidanzata di Grimaldi, Tonino Buccino, sempre difeso da Oricchio, Giovanni Barra e Marco Giuliano, quest’ultimo sottoposto ad obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra di loro pochi hanno deciso di rispondere alle domande dei giudici.

Le testimonianze Secondo quanto avrebbero raccontato gli indagati, «chi faceva parte del gruppo, a volte, era pressato dai napoletani che consegnavano più droga rispetto a quanto ne riuscissimo a piazzare nel Cilento». «A volte – continua il racconto degli indagati davanti al Gip – i debiti dei clienti si accumulavano». Infatti questo particolare emerge anche dalle intercettazioni dove gli inquirenti hanno capito che «i napoletani raggiungevano Agropoli non solo per consegnare la droga, ma anche per ritirare le somme in denaro».

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