All’ospedale di Vallo della Lucania «manca il personale, strutture carenti e corridoi super affollati»

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Dopo la chiusura dell’ospedale di Agropoli e i disagi delle ambulanze a percorrere strade alternative tortuose e lunghe, arriva la denuncia del sindacato Uil Fpl del presidio ospedaliero di Vallo della Lucania. Il segretario aziendale Adriano Cirillo, sottolinea le «condizioni precarie» in cui versa il ‘San Luca’. «Manca il personale e le infrastrutture sono carenti», afferma Cirillo. Ecco la nota inviata alla nostra redazione, la pubblichiamo integralmente:

Presidio Ospedaliero “San Luca” di Vallo della Lucania, un Ospedale in balia degli eventi e della buona sorte. La buona sorte, in essa dobbiamo riporre le nostre speranze per il futuro, infatti oltre ai proclami della direzione generale, in ordine all’ennesimo sbandierato risanamento economico della ASL, non vediamo una programmazione sanitaria che possa dare serenità per il nostro ospedale. La carenza di personale è arrivata ad un livello di non ritorno, compromettendo la capacità dell’intero Presidio Ospedaliero, di fornire un’assistenza sanitaria dignitosa. Il personale Medico dipendente è insufficiente a tenere aperti i reparti di alta specialità che in passato sono stati lustro del nostro Ospedale, infatti si autorizzano carissime consulenze esterne (60 € l’ora) anziché provvedere ad assunzioni, che garantirebbero una vera programmazione sanitaria sul nostro ed altri Ospedali. Il personale del Comparto, carente in tutti i Reparti e Servizi, viene sottoposto ad uno stress organizzativo altissimo, costretto a lavorare sottodimensionato in forza di freddi ragionamenti matematici. Con la calcolatrice si possono produrre numeri, ma chi lavora nelle corsie non è un numero, come non lo è chi occupa i letti dei reparti.

Gli sforzi compiuti alla scrivania per trovare la formula matematica giusta, quella che faccia combaciare i “numeri” dell’utenza con i “numeri” degli operatori, ormai servono veramente a poco, la sanità non può essere come la finanza, creativa, la sanità e basata sui fatti. I fatti sono che si lavora in condizioni di demansionamento, causato dalla totale assenza di adeguato personale di supporto, infatti nel nostro Ospedale non è presente nemmeno un dipendente OSS, e Infermieri, Tecnici (di Laboratorio e Radiologia) e operatori sanitari in genere, sono costretti a distogliersi dal reale ruolo assistenziale che gli compete. 

I fatti dicono che il rapporto Infermieri/P.L. è critico, carente in ogni periodo dell’anno anche facendo riferimento ai soli PL ufficiali, che i nostri reparti sono tutti sovraffollati ed il Posto Letto aggiunto è la normalità, soprattutto in estate, quando fra l’aumento dell’utenza e le ferie estive del personale, il rapporto Infermieri / Posto Letto raggiunge livelli imbarazzanti. Lo stesso dicasi per altre figure del comparto, quali i Tecnici di Laboratorio e di Radiologia, il cui carico di lavoro, espresso in termini di esami e prestazioni rese, raggiunge livelli inaccettabili. Dopo la chiusura dell’Ospedale di Agropoli la situazione è ulteriormente peggiorata, la gran parte dell’utenza che prima aveva come riferimento l’Ospedale Civile di Agropoli si è riversata sul nostro Presidio Ospedaliero. La decisione, le cui motivazioni ormai sono chiare, cioè puramente basate sul dato economico, di chiudere un Ospedale ha avuto come risultato quello di affossarne un’ altro, il nostro. Le risorse economiche non pese ad Agropoli, che fine hanno fatto?? Il personale arrivato da Agropoli si è dissolto fra pensionamenti e trasferimenti, con il risultato che i nostri Reparti, tutti perennemente ingolfati non riescono ad esprimere i livelli assistenziali degni di un DEA di III° livello Medicina, Medicina d’Urgenza, Neurochirurgia, Ortopedia, Chirurgia D’Urgenza, sono fra i reparti che più soffrono di questa nuova organizzazione territoriale, e a causa della cattiva ma diffusa pratica del Posto Letto Aggiunto, il personale Infermieristico, sempre gravemente in carenza, si ritrova costantemente con 5 o 6 Posti Letto. I turni di servizio non vengono adeguati in relazione alle mutate esigenze dei reparti, quando invece crediamo sia chiaro che se i Pazienti ricoverati aumentano del 30 del 40 o del 50% rispetto a ai P.L. istituzionali, le aumentate necessita assistenziali possano essere adeguatamente soddisfatte solo aumentando il numero di Infermieri in servizio per turno di lavoro. Nelle ore notturne, in quasi tutti i reparti lavorano solo 2 Infermieri, senza la presenza di personale di supporto, provate un po’ ad immaginare cosa può accade in occasione di un emergenza, o di un esame strumentale da eseguire fuori reparto.

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Immaginate poi il frequentissimo caso in cui in un reparto già cosi poco garantito si aggiungono 5 o 6 pazienti in più rispetto al normale, la situazione rischia di precipitare in ogni momento di ogni giorno. Possiamo accettare di doverci realmente affidare alla buona sorte??? Il Personale sanitario è certamente esposto di per se al rischio professionale correlato allo svolgimento del proprio ruolo, ma lavorare nelle condizioni qui brevemente esposte significa costringerlo ad assumersi responsabilità altrui, ma significa anche esporre l’utenza a rischi dai quali normalmente in un ospedale ci si ritiene al riparo. Il Pronto Soccorso è una ulteriore nota dolente, ogni giorno centinaia di persone vi si recano, autonomamente o tramite il 118, con le loro legittime richieste di salute, e cosa trovano??? Un personale ridotto all’osso, esposto a rischi enormi, senza la presenza nemmeno di una guardia giurata come accade in tutti gli ospedali della Provincia, e che deve occuparsi anche del Servizio Trasporti Infermi. Infatti lo STI , che in un ospedale normale dovrebbe avere del personale dedicato, funziona solo grazie all’abnegazione dello stesso personale Infermieristico del PS, uno dei 3 Infermieri in servizio in PS, in caso di necessità, funge da personale di bordo dell’ambulanza ospedaliera atta a trasferire i Pazienti in altri nosocomi. Questo ovviamente comporta una riduzione del personale in Pronto Soccorso, poiché mentre di notte è presente un Infermiere reperibile (chiamato in servizio al bisogno), in caso di trasferimento in orario diurno semplicemente un infermiere parte con l’ambulanza, sottraendo risorse al PS. Dal 16 Giugno 2014, la direzione sanitaria di presidio, aveva previsto una nuova organizzazione del Presidio Ospedaliero per l’estate 2014. Il piano emergenziale prevedeva delle disposizioni di carattere temporaneo, o almeno cosi ci si augurava, che comprendevano la chiusura di un ulteriore Reparto, quello di Chirurgia Generale, dopo la ormai dimenticata chiusura del Reparto di Cardiologia, e il blocco di tutte le attività ordinarie del Presidio. Venivano garantite solo le urgenze. Pur per perseguire il solito mero risparmio economico, ovviamente calcolatrice alla mano, se pure il provvedimento non soddisfaceva le richieste da noi formulate, ci eravamo sforzati trovare un’ aspetto positivo. Potevamo dire che, almeno per qualche giorno, avessimo avuto la sensazione che qualcuno si occupasse dell’organizzazione del nostro Ospedale e, condiviso o meno, la redazione di un piano per l’emergenza estiva quanto meno dava la speranza di non doversi appellare ancora al solito augurio di buona sorte. 

Fatto sta che il piano in toto è saltato ancora prima di partire, ad oggi niente è successo e sembra che niente accadrà almeno fino Luglio, la sottile nota positiva, che ci si sforzava di intravedere nell’atto prodotto, è stata cancellata. Intanto pero i reparti scoppiano, il personale è sempre più in carenza, i livelli di rischio sono altissimi. Ci chiediamo chi garantisce la persona ricoverata nel 5°, ma anche nel 1° Posto Letto aggiunto, in un reparto dove sono in servizio solo 2 Infermieri, già insufficienti per le attività istituzionali. Vorremmo sapere chi garantisce la piena efficienza di un Pronto Soccorso in cui restano 2 Infermieri in servizio, atteso che il terzo sia uscito per un trasferimento in ambulanza. Vorremmo sapere come si impone che bastino, come è accaduto, 2 Infermieri nei turni di notte in una Chirurgia D’urgenza con 23 Pazienti ricoverati, o in un NCH con 20 Pazienti, o in una Ortopedia con 20 Pazienti, in un Medicina D’Urgenza con 16, a prescindere che si tratti di emergenza estiva o meno, o anche di ricoveri programmati o urgenti, o di un qualsiasi periodo dell’anno. Cosa dire poi della dotazione di apparecchiature elettromedicali, ferri chirurgici e strumentario sanitario vario? Ci dicano i nostri vertici aziendali, a quando risale l’ultimo acquisto significativo di strumentario o apparecchiature per il Presidio Ospedaliero “San Luca”??? Basti riflettere, ad esempio, solo sul fatto che abbiamo una strumentazione per l’Emodinamica vecchia di 15 anni, avevano anche pubblicato una delibera di acquisto per rinnovarla, ma ovviamente ancora niente da fare per il nostro Ospedale. Basti riflettere sul fatto che delle apparecchiature, nuove o quasi, del Ospedale Civile di Agropoli si sono perse le tracce, pensate siano ancora li ad invecchiare o siano migrate verso il nord??? Eppure non riusciamo, o non vogliamo, a capire perché i nostri vertici continuino a lavorare in questo modo che, inesorabilmente, costringe l’utenza a cercare risposte alle proprie richieste altrove, specialmente verso il privato. Poi ci voltiamo verso sud di Vallo e ci accorgiamo che a un tiro di schioppo dall’ospedale pubblico c’è una clinica privata che continua a prosperare ….. Abbiamo invitato il DG a concordare una data per un incontro pubblico nell’Aula Magna del nostro ospedale, ma per ora non abbiamo avuto risposta. Chissà, magari verrà, come altre volte, avvisando solo amici e parenti?

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