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Fiume Sele, FareAmbiente lancia l’allarme per il progressivo fenomeno erosivo: a rischio l’intero ecosistema

di Lucia Cariello

«Nell’ultimo anno, per effetto di consistenti fenomeni erosivi, in qualche modo dovuti anche all’annosa mancanza di manutenzione della fascia fluviale del Sele, un intero ecostistema locale sta per essere compromesso irrimediabilmente, provocando anche notevoli danni materiali ad importanti infrastrutture:  si sono già registrati crolli e danni difficilmente riparabili, che mettono a serio rischio beni ambientali e beni culturali e storici», a dichiararlo è Eustachio Voza, coordinatore di FareAmbiente per la provincia di Salerno.

Da oltre un anno, infatti, il coordinamento provinciale FareAmbiente di Salerno sta monitorando l’evoluzione dell’erosione dell’alveo del fiume Sele, in particolare nella zona di Ponte Barizzo, a confine dei comuni di Eboli, Capaccio ed Albanella, laddove la situazione di pericolo è ormai conclamata ed ha coinvolto la vicina strada, il ponte sul fiume e la linea elettrica ad alta tensione, già deviata in precedenza a causa dello stesso fenomeno erosivo.

«Ambiente e bellezze storico artistiche non possono essere messe in pericolo da abbandono e incuria: si tratta delle più grandi ricchezze di un territorio che deve saper ripartire dallo sviluppo sostenibile. La riserva Sele Tanagro- continua Voza – con il presidente Alfano, ha già condiviso questa posizione, speriamo lo faccia presto anche la soprintendenza BAP di Salerno, allo scopo di avviare un dialogo istituzionale che porti ad intervenire anche gli enti preposti, dalla autorità di bacino alla Regione, in seno alla quale siamo certi l’assessore Cosenza potrà dare anche indicazioni sugli interventi con puntuale cognizione di causa».

«Si devono dare riposte immediate al territorio, ai cittadini e agli imprenditori coinvolti, al pari di beni quali l’antico ponte di scuola vanvitelliana, in una colpevole mancanza di prevenzione o nel ritardo con il quale anche i più semplici interventi di manutenzione vengono posti in essere. La cultura della prevenzione deve diventare imperativo assoluto nelle politiche di gestione del territorio; al contrario – conclude – rischiamo di perdere un patrimonio che è l’essenza stessa di questo territorio».

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