Camerota, nessun abusivismo edilizio: prosciolti 42 imputati

La guardia di finanza nel marzo del 2009 scopre a Marina di Camerota una schiera di villette ritenute in un primo momento «abusive» dagli inquirenti, sulla variante del Castello. All’epoca le fiamme gialle apposero i sigilli alle abitazioni, la maggior parte non ultimate, e alla strada di collegamento costruita dal Comune prima della lottizzazione, come variante dal porto in su, verso via Bolivar. La lottizzazione fu scoperta dagli investigatori grazie a sofisticati macchinari che hanno sovrapposto due foto scattate dal satellite, datate rispettivamente 2007 e 2009, quindi prima dell’inizio dei lavori e dopo. Nell’inchiesta finirono 42 persone, tra cui anche amministratori e funzionari del Comune cilentano.

Ma sull’area di 30 mila metri quadrati, nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, «non sono state costruite abitazioni abusive». E’ la decisione presa dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Vallo della Lucania, Valeria Campanile, a distanza di sei anni dal sequestro. Smontato l’impianto accusatorio formalizzato dagli inquirenti e quindi niente processo. I 29 lotti di terreno sono stati sbloccati come anche i fabbricati non ultimati e quelli già abitati. I lavori arebbero stati approvati senza le necessarie autorizzazioni paesaggistiche, nulla di più secondo i giudici. Prosciolti da tutte le accuse anche i 42 imputati, il gup ha optato per «il non luogo a procedere». Il giudice ha accolto le richieste avanzate dagli avvocati difensori Attilio Tajani, Antonio Brancaccio e Nicola Suadoni. Tajani e Brancaccio hanno commentato: «Dopo sei anni, finalmente è stata messa la parola fine ad una vicenda che ha procurato ansia e preoccupazione agli imputati». Soddisfatto anche l’avvocato Suadoni: «Come sempre dichiarato, l’iter amministrativo è stato correttamente seguito»

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