Dario Vassallo racconta il fratello Angelo:”Creare il bello è rivoluzione”

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Dario Vassallo racconta il fratello Angelo:”Creare il bello è rivoluzione”

Dario Vassallo ha ricordato ieri alla Feltrinelli di Napoli suo fratello Angelo, in occasione della presentazione del libro “Il sindaco pescatore”. Un fervente ambientalista, appassionato di animali, semplice nella sua umiltà ma in possesso di una grande intelligenza; un uomo capace di far rinascere il comune di Pollica, di cui divenne sindaco per la prima volta nel 1995, rendendo località come Acciaroli vere e proprie oasi naturali. Angelo Vassallo viene descritto come un sindaco atipico, non il classico amministratore da scrivania, ma l’uomo che stava per strada, al bar, che faceva del contatto diretto con ogni singolo cittadino, parte fondamentale del suo lavoro.

Il 6 settembre 2010 sono 9 colpi di pistola a mettere fine alla sua vita, alla sua politica della legalità e del rispetto per l’ambiente, troppo scomoda e purtroppo destinata inevitabilmente a finire in quella parte di Italia martoriata dalla malavita e dalla corruzione. «Creare il bello è rivoluzione», afferma Dario Vassallo, commosso e arrabbiato insieme perché costretto dall’ingiustizia della società ad accettare l’idea dei figli di Angelo, Giusy e Antonio, e della moglie Angelina rimasti soli; l’idea di un sindaco che creava il bello, il pulito, il trasparente, assassinato perché difensore di una politica onesta, fatta di ideali e forse di sogni; l’idea che suo fratello era in Europa un modello da seguire e in Italia un uomo da uccidere.

Signor Dario Vassallo, quali attività la Fondazione Angelo Vassallo ha deciso di continuare e in che modo?

Tanti sono i progetti. Interessante quello legato ad un disegno di legge per tutti i fondali marini. Non rigettare in mare il materiale trovato nelle reti, come ferro o vetro ma inserirli nelle raccolte differenziate. Oppure far sì che ogni atto notarile, ogni acquisto di terreno passi sotto il controllo della guardia di finanza.

Qual è stato l’impatto di questa vicenda all’estero?

Su un giornale di Grenoble Angelo è stato definito il “profeta assassinato”; la sua politica “planetaria”, capace cioè di rispondere a problematiche con soluzioni pratiche, veloci e concrete. Uccidere queste persone significa uccidere una ricchezza che non si può valutare. Si crea vuoto, povertà, ma soprattutto disgregazione.

È sulle nuove generazioni che bisogna puntare per avere la speranza che qualcosa cambi. Quanto sono coinvolti i ragazzi nella Fondazione?

I ragazzi ci sono e fanno sentire la loro presenza soprattutto quando giro per l’Italia, dimostrando un attenzione alla vicenda e cercando di legarsi alla fondazione proponendo tante iniziative come scambi culturali di studenti, per lo più scout, nei boschi del Cilento. Loro hanno altre vie di comunicazione; sulla pagina Facebook del comune di Pollica tantissimi sono stati gli auguri fatti ad Angelo in occasione di quello che il 22 settembre sarebbe stato il suo compleanno.

Oltre che dalla rabbia, da cosa nasce la voglia di fare tutto questo?

Questo è l’unico modo per attirare l’attenzione, vincere l’indifferenza e soprattutto la mia personale paura che tra 5 anni si chiuderà questa storia dicendo che Angelo è morto inciampando su una pistola e uccidendosi da solo. Ciò che faccio per Angelo è solo un discorso di amore.


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