Agropoli e Capaccio, scoppia il “caso usura”. «Azzeravano debiti in cambio di sesso»

Dopo le ultime vicende di Camerota, dove nel marzo scorso sono state arrestate 9 persone con le accuse di associazione a delinquere finalizzata all’usura, usura (anche in concorso) e abusiva attività creditizia, anche imprenditori di Agropoli sono finiti nella rete d’indagine condotta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno.

Il giro d’affari Secondo quanto riportato dal quotidiano “Metropolis”, «gli imprenditori potevano contare su una notevole quantità di denaro contante e prestavano somme di denaro ad aziende e famiglie in difficoltà economiche, richiedendo interessi mensili pure oltre il venti per cento». Tutto ciò è emerso grazie a verifiche fiscali incrociate e condotte nell’ambito di un’indagine penale della Procura e del Tribunale di Salerno. Un giro di affari illecito, condotto ed avviato da insospettabili professionisti e commercianti di Capaccio, spesso giunto a termine con la cessione forzata di rami d’azienda o con richieste di prestazioni sessuali da parte delle mogli, delle figlie o di donne imparentate con quanti aveva contratto il debito.

Le indagini A tradire gli autori del giro d’affari illegale, sono stati gli accertamenti su conti correnti intestati a nullafacenti e sui quali venivano fatti confluire i titoli di credito firmati, a volte contro la propria volontà, dalle vittime di usura. Successivi riscontri, alcuni dei quali anche in corso, avrebbero permesso di appurare che la prassi di prestare danaro a persone in difficoltà economica è estremamente diffusa nell’area a sud di Salerno. Soprattutto da parte di personale al di sopra di ogni sospetto, al punto che qualcuno di questi soggetti in passato ha svolto attività politica e ad oggi ancora ricoprirebbe incarichi istituzionali.

Secondo le ultime indiscrezioni diramate sempre dal quotidiano Metropolis, tra le vittime dell’usura, non a caso vi sarebbero alcuni politici della Piana del Sele e dei Picentini, in gravi difficoltà finanziarie dopo campagne elettorali costate ingenti somme.

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Fonte: Metropolis