Strage Sassano, nuovi elementi dalle indagini: Gianni andava a 140 chilometri orari, 270 metri in meno di 6 secondi

Omicidio volontario è l’accusa che come un macigno grava sulle spalle di Gianni Paciello, il 22enne che era alla guida dell’auto impazzita che ha ucciso 4 ragazzi davanti ad un bar di Silla di Sassano. L’accusa è pesantissima, simile a quella che è costata una condanna a 21 anni di reclusione ad un albanese che tre anni fa, guidando ubriaco, uccise 4 persone sulla A26. Ora, Gianni, è piantonato in ospedale dai carabinieri e una volta guarito dovrà comparire davanti agli inquirenti per cercare di spiegare la propria posizione. 

I particolari Intanto proseguono le indagini da parte dei carabinieri della compagnia di Sala Consilina, agli ordini del capitano Emanuele Corda. Agli inquirenti il compito di ricostruire l’esatta dinamica del sinistro, anche se buona parte del lavoro è già stato svolto grazie anche alla collaborazione con la procura del tribunale di Lagonegro. E’ proprio in questa prima fase di indagine c’è la motivazione della scelta del capo procuratore Vittorio Russo e del reato di omicidio volontario. Una ricostruzione resa possibile soprattutto dalle due telecamere poste lungo il percorso fatto dalla Bmw prima di schiantarsi. Una telecamera è proprio al centro della rotonda dove Paciello ha perso il controllo, l’altra si trova 270 metri prima, lungo il rettilineo da cui proveniva l’auto. Un primo particolare importante emerge dal fatto che l’auto non si è schiantata direttamente contro il ‘New club 200’, ma avrebbe accidentalmente sfruttato una rotonda come trampolino di lancio. Una scena da film d’azione che si arricchisce di particolari se si pensa che l’auto viaggiava a quasi 140 chilometri orari e avrebbe percorso una distanza di 270 metri in meno di 6 secondi. Per percorrere quel tratto, la Bmw ha impiegato pochissimo tempo. Sei secondi sono il tempo che passa tra l’immagine dell’auto ripresa dalla prima telecamera e la scena immortalata dalla seconda. Il bolide nero non è più inquadrata sulla strada, ma la si vede in volo mentre oltrepassa l’aiuola al centro della rotonda e va a travolgere i quattro ragazzi. Per fare tutto questo in un lasso di tempo così ristretto, i carabinieri sostengono che doveva viaggiare a 137 chilometri orari. E a quella velocità Paciello non poteva in alcun modo tenere il controllo dell’auto per passare intorno alla rotonda. Infatti l’auto è andata dritta, si è impennata toccando il cordolo che delimita l’aiuola ed è partita come un proiettile verso il bar di fronte. 

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