A volte capita di fare brutti sogni

di Luigi Martino

Se ci addormentassimo una sera e sognassimo di un paese dove il linguaggio viene utilizzato in modo contrario alla semantica corrente e dove i ladri diventano guardie e, al contrario, i tutori dell’ordine e i cittadini onesti vengono perseguitati, allora questo sogno potremmo definirlo, di certo, un incubo.

I reati diventano, in questo sogno, dei fatti di ordinaria amministrazione.

Pertanto, per giustificare un falso in bilancio basterà parlare di un “bilancio non veritiero” e tutto sembrerà più che normale.

Un imprenditore (si fa per dire!) che fa affari con i soldi pubblici potrà essere esattore (indiretto) e impositore (diretto) di tributi senza che nessuno si scandalizzi. Questo stesso imprenditore (nei nostri sogni) potrà impiegare persone a suo piacimento nella sua (si fa sempre per dire!) impresa e sfruttare questi “favori” elargiti per fare politica. E così la politica potrà farla con i suoi affari, facendo i suoi affari con la politica. Le istituzioni, nel sogno, saranno preda dei delinquenti di ogni risma, che allontaneranno le poche persone oneste che potessero annidarsi in esse come delle vipere. Vipere, perché potrebbero scoprire che un “bilancio non veritiero” dovrebbe essere denunciato come reato. Se tutto viene poi fatto per coprire torpidi affari, la “non veridicità” potrebbe diventare ancora più odiosa, persino in un brutto sogno. Pertanto, meglio sarebbe schiacciare le vipere e continuare a coltivare i propri interessi, con l’aiuto del compare e dell’amico, ma anche dell’avversario, all’occorrenza.

In questo sogno, i “reati” sarebbero perseguiti dai delinquenti. E, quindi, verrebbero arrestate tutte le persone perbene, per le stesse ragioni esposte sopra. I fiumi e i torrenti verrebbero resi delle fogne a cielo aperto nella gioia di tutti. Il verde finalmente calpestato e cementificato, sempre nel sogno, con tutto ciò che venisse in mente a chi regge le sorti del territorio. Le aree protette sarebbero trasformate in zone edificabili e palazzoni enormi verrebbero costruiti anche nei centri storici di egregia e antica fattura. La biodeversità diverrebbe una cattiva parola e verrebbe messa al bando; la vegetazione verrebbe trattata come immondizia; l’immondizia, di contro, verrebbe fatta crescere per le strade e ammirata come una reliquia. Da questa reliquia molte imprese trarrebbero lucro e molte buone azioni verrebbero fatte in suo nome: sversamento di rifiuti tossici in terreni agricoli; interramento di veleni in discariche (che in questo sogno diverrebbero tutte perfettamente legali); inquinamento dei corsi d’acqua e delle falde acquifere; trasporto della frazione umida su treni e su navi per terre lontane (per guadagnare di più alle spalle della gente); costruzione di inceneritori dappertutto per bruciare di tutto e per inondare di diossina tutto quanto gli uomini possono calpestare o respirare.

La stampa, nel sogno, sarà popolata da persone con pochi scrupoli che glorificheranno i malfattori e, finalmente, faranno stare zitto – definitivamente – chi difende l’ambiente e i diritti dei cittadini. Nella loro prosa le zone protette diverranno inutili, anzi dannose, perché opporrebbero ostacoli alla bramosia di chi intende speculare anche in questi luoghi incontaminati. Saranno così tutti liberi di “rubare il rubabile” e le cricche diverranno le nuove associazioni di volontariato, in cui opereranno Robin Hood moderni che tolgono agli altri per dare a sè stessi.

L’opinione pubblica sarà dura, inesorabile, nei confronti delle persone perbene e la stampa sarà un “cane da guardia del potere”, abbaiando ogni volta che qualcuno criticherà, a ragione, un amministratore pubblico.

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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