Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento

di Redazione

di Tullia Conte – fotografie Federica Taddeo

Annabella Rossi realizza la ricerca che conferma l’esistenza del fenomeno del tarantismo in Campania, negli stessi luoghi citati dal canonico Bamonte, il primo a raccontare del «morso della taranta» in provincia di Salerno (leggi la puntata precedente cliccando qui).

La Rossi dedica la sua vita allo studio delle culture del mezzogiorno, compie importanti indagini con un modo innovativo di concepire l’antropologia: una delle caratteristiche fondanti dell’azione scientifica è la denuncia dell’omologazione culturale perseguita dalle classi dominanti a discapito delle culture subalterne, cui si accompagna la copiosa raccolta di materiali etnografici. 

«Il mondo popolare autentico non ha nulla in comune con le immagini che ce ne vengono offerte. È qualcosa di vero, di pensato, che rispecchia una concezione della vita diversa in parte dalla nostra, ma non per questo inferiore: è una cultura dai contenuti umani profondi e coerenti.» 
(A. Rossi, «Sud e Magia. In ricordo di Ernesto De Martino»,  RAI 1978)

Fondamentale anche l’apporto dato dalla Rossi alla comprensione del fenomeno del «morso della taranta». Nel 1959 Ernesto De Martino è a capo della prima équipe scientifica che indaga su queste pratiche (il resoconto dell’analisi nel celebre «La terra del rimorso»), l’antropologo coinvolge anche Annabella Rossi nella spedizione. In quell’occasione la studiosa conosce Michela Margiotta, una tarantolata di Ruffano, in provincia di Lecce: la Rossi intratterrà per anni una corrispondenza con la donna e nel 1970 pubblica integralmente le missive ricevute nel volume «Lettere da una tarantata». 

Nel 1978, insieme a Michele Gandin e Claudio Barbati, la Rossi cura la trasmissione in onda sulla RAI dal titolo «Sud e magia. In ricordo di Ernesto De Martino» e intervista Maria, la donna salentina è uno dei casi dell’inchiesta demartiniana e la protagonista del film di Gianfranco Mingozzi «La tarantata», uscito circa vent’anni prima. 

Maria non è affatto propensa a parlare, accetta l’incontro solo in seguito a pressioni da parte del medico condotto del paese, esprime diniego e imbarazzo, con occhi torvi risponde a monosillabi. Annabella Rossi mostra in trasmissione il filmato, riferendo con molta onestà del disagio provato, l’episodio scatena una polemica sui giornali dell’epoca; l’intellettuale Sanguineti accusa l’antropologa di tradire l’eredità di De Martino, la studiosa replica esternando le ragioni che l’hanno portata a divulgare la ripresa: la volontà di dare voce alle culture subalterne. 

Il documentario di Mingozzi, che aveva visto Maria protagonista di una ricostruzione relativa al rituale del tarantismo, conosce oggi grande diffusione; l’intervista della donna realizzata dalla Rossi invece è meno nota, complice forse la curiosa coincidenza per la quale mentre tutti gli episodi della trasmissione «Sud e magia» sono disponibili on-line su RAI Teche, la puntata che contiene il colloquio in questione è visibile soltanto recandosi di persona presso l’Archivio di Stato. Nemmeno gli appassionati cultori della «memoria salentina», sempre attenti ai contenuti storici relativi al tarantismo, fanno menzione di questo incontro nei libri o negli articoli (almeno fin’ora, chissà che le ricerche qui proposte non forniscano loro ispirazione), probabilmente perché il rifiuto espresso da Maria è un lascito difficile da esibire rispetto al rifacimento coreutico proposto dal documentario. L’intervista sottolinea aspetti importanti, ne sono consapevoli gli intellettuali che vi fanno riferimento come Giovanni Pizza che ne «Il tarantismo oggi» cita anche un’altra circostanza in cui Maria si rifiuta di rispondere.

Annabella Rossi con Roberto Leydi foto Ferdinando Scianna

Nel 1984 Annabella Rossi scompare prematuramente, i materiali relativi all’ultima ricerca saranno pubblicati postumi nel libro «E il mondo si fece giallo» (1991), curato da Patrizia Ciambelli, Aurora Milillo, Elisabetta Di Marino ed edito da Qualecultura. Otto anni prima, durante la docenza presso l’Università di Salerno, l’antropologa ha rintracciato testimoni direttamente coinvolti in fenomeni di tarantismo, raccogliendo circa cinquanta dichiarazioni nel Cilento, in Campania; la scoperta ha un valore immenso rispetto al patrimonio culturale e permette di ascoltare direttamente «il punto di vista dei più deboli, degli esclusi, dei dimenticati» sull’argomento.

Alle opere della Rossi ha dedicato un volume Vincenzo Esposito, «Annabella Rossi e la fotografia: vent’anni di ricerca visiva nel Salento e in Campania». Allievo della Rossi, ora antropologo che si occupa di cultura e tradizioni popolari, docente presso l’Università di Salerno, Esposito scelse di dedicarsi allo studio della disciplina abbandonando gli studi tecnici dopo aver letto «Le feste dei poveri», altro importante contributo alla storia culturale del Sud a firma della studiosa romana.

(Potete inviare segnalazioni e/o domande specifiche alla mail tarantismocilento@gmail.com: la risposta nei prossimi appuntamenti)

L’altra taranta – Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento

Le tracce storiche del tarantismo cilentano: prima e dopo le ricerche di Annabella Rossi, che ha raccolto circa cinquanta testimonianze realizzate tra Capaccio, Trentinara e altri paesi dell’entroterra salernitano. Il volume evidenzia aspetti del fenomeno ancora sconosciuti, comparandoli agli stessi riti in Sardegna. Questi aspetti possono dialogare non solo con l’arte contemporanea ma anche con i recenti approcci terapeutici.

Link al libro 

Tullia Conte, cilentana, artista e ricercatrice indipendente, vive in Francia dove ha fondato SUDANZARE, il progetto che si occupa di diffondere le danze e le culture del Sud Italia in Europa. Ha pubblicato «L’altra taranta» (2019) e «Diacronia minima del tarantismo»(2020).

Federica Taddeo, urban photographer. Originaria del Cilento ora vive a Londra dove si impegna nell’approfondire la passione per la fotografia. Colleziona instanti di vita quotidiana, immortalati mentre accadono nel loro contesto.

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