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Una mostra multimediale ad Ascea con il patrocinio di RAI INTERNATIONAL

di Giuseppe Galato

Si chiama Visione Del Tempo – Tempo Di Visione la nuova mostra multimediale della Fondazione Alario nata con l’intento di valorizzare i siti archeologici utilizzando le nuove tecnologie multimediali (realtà virtuale e aumentata, film stereoscopici e tridimensionali, ecc…).

“L’esposizione presenta quanto di più innovativo esiste in Italia nel campo della valorizzazione dei siti archeologici utilizzando le nuove tecnologie multimediali (realtà virtuale e aumentata, film stereoscopici e tridimensionali…). Concepita nel cuore della Magna Grecia, essa è dedicata ai principali siti archeologici dell’Italia centro-meridionale sia di età greca che romana”.

Insomma, un viaggio nel tempo alla scoperta del passato garantito da innovazioni tecnologiche futuristiche.

“La mostra, nata da un’intuizione della dr Paola de Roberto, direttore della Fondazione Alario per Elea-Velia e realizzata in particolare grazie alla collaborazione scientifica della prof. Genny Tortora e dai prof.ri Michele Nappi e Andrea Abate del Dipartimento di Matematica ed Informatica dell’Università di Salerno, valorizza i lavori scientifici già realizzati sul tema da alcuni dei partner del progetto, proponendoli con una nuova regia in modo da offrire al visitatore un itinerario di altissima suggestione che consenta di ripercorrere i tratti salienti dello sviluppo della civiltà romana e della Magna Grecia. Solo a titolo di esempio, l’allestimento prevede l’impiego di Avatar, la ricostruzione tridimensionale di alcuni ambienti di Pompei tra cui la casa del Centenario e la restituzione del sito di Murecine, bonificato (coperto) e non più accessibile immediatamente dopo le indagini archeologiche. Il visitatore avrà così modo sia di avvicinarsi ai temi dell’arte e della civiltà classica con l’ausilio di mezzi di comunicazione e divulgazione altamente scientifici e del tutto innovativi, sia di apprezzare l’importanza dell’impiego di queste tecnologie per “restituire” e tramandare ai posteri evidenze archeologiche destinate altrimenti a scomparire per sempre”.

E intanto gli scavi di Elea-Velia restano “abbandonati” al proprio destino come già avevamo documentato in vari articoli tra cui Una passeggiata (fra i “ruviti”) con Parmenide.

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