Brigadiere di Torre Orsaia ucciso dalla ‘ndrangheta, San Luca ricorda Carmine Tripodi

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di Marianna Vallone

A trentacinque anni dall’omicidio del brigadiere Carmine Tripodi, San Luca lo ricorda con una commemorazione in località Ponte Cucuzza. Il 6 febbraio 1985 il carabiniere di Torre Orsaia, in servizio come comandante della stazione carabinieri di San Luca, in provincia di Reggio Calabria, venne raggiunto da un commando di ‘ndranghetisti e ucciso.

La commemorazione del 35° anniversario dell’eccidio del Brigadiere Carmine Tripodi, Medaglia d’oro al Valor Militare, con la resa degli onori e la deposizione di una corona, presso il monumento in memoria della vittima, sarà seguita alle 11 presso la chiesa Santa Maria della Pietà di San Luca, dalla funzione religiosa officiata dal vescovo Francesco Oliva, Vescovo della Diocesi di Locri–Gerace, e dalla deposizione di un cuscino di fiori al monumento ai caduti nei pressi della casa comunale. Infine, alle 12 ci sarà la deposizione di una corona presso il monumento “Brigadiere Carmine Tripodi” nell’omonima piazza di San Luca.

Tripodi, al quale è stata intitolata la caserma dei carabinieri di Torre Orsaia, nel 1982 divenne, appena 24enne, comandante della Stazione carabinieri di San Luca. Nell’Aspromonte sono anni di sequestri, riscatti e morti. Iniziò ad occuparsi di quelle storie e ad indagare su alcuni nomi e famiglie, una su tutte. Riuscì ad assicurare alla giustizia i rapitori dell’ingegnere napoletano Carlo De Feo, tenuto prigioniero per 395 giorni sulle montagne reggine. Grazie al suo lavoro furono arrestati diversi esponenti delle famiglie mafiose coinvolte nei sequestri ma la sua attività non piacque alla ‘Ndrangheta.

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La sera del 6 febbraio 1985, a un mese dal suo matrimonio, venne raggiunto da un commando mentre si trovava nella sua auto e ucciso con colpi di fucile e pistola. Nonostante fosse stato ferito riuscì a reagire estraendo la pistola d’ordinanza e sparando uno dei sicari che però non gli lasciarono scampo.

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