Buoni spesa, tremano i «finti poveri» del Cilento: indagano le procure

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di Luigi Martino

Si sono accesi da qualche giorno i riflettori degli inquirenti per fare piena luce sull’ottenimento di buoni spesa da parte di tantissime famiglie del Cilento. La procura di Vallo della Lucania indaga sulle autocertificazioni rilasciate dai cittadini per rientrare nelle graduatorie ed ottenere i «famigerati» buoni. Ma facciamo un passo indietro per comprendere meglio tutto. A fine marzo il Governo ha stanziato dei fondi a favore dei Comuni da trasformare in aiuti per la spesa alle famiglie in difficoltà economica per le conseguenze dell’emergenza sanitaria in corso. I fondi sono stati distribuiti agli enti in base al numero degli abitanti. Ad Agropoli oltre 182 mila. A Vallo della Lucania oltre 61 mila. A Camerota, ad esempio, sono andati oltre 70 mila euro. A Sapri, invece, oltre 54 mila (ecco nel dettaglio la ripartizione dei contributi spettante a ciascun comune).

La procedura
L’ordinanza firmata dal capo della Protezione Civile nazionale, prevedeva che i Comuni dovessero distribuire i 400 milioni stanziati dal governo per l’acquisto di buoni spesa, utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari o per comprare e distribuire direttamente generi alimentari e prodotti di prima necessità. La palla è poi passata ai vari uffici dei servizi sociali di ciascun Comune. La platea dei beneficiari si è autocandidata. In che modo? Attraverso un’autocertificazione. Nessuna responsabilità per i Comuni, nè tantomeno per gli uffici delle Politiche Sociali. Ogni cittadino ha dichiarato il proprio reddito e ha specificato che i propri fondi di risparmio non superassero una certa soglia. All’autocertificazione è stato allegato un documento d’identità e tutti i dati anagrafici dei componenti del nucleo familiare. 

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I buoni
Alcuni Comuni hanno deciso di acquistare beni di prima necessità e di distribuirli alle famiglie bisognose. La maggior parte, invece, ha raccolto le autocertificazioni e ha stilato una graduatoria. In base al numero dei componenti e ad altri parametri, ogni famiglia ritenuta idonea in base a quanto dichiarato nel documento protocollato al Comune, ha ricevuto un blocchetto di buoni spesa. I buoni, poi, sono stati spesi nelle attività commerciali del territorio che hanno aderito all’iniziativa.

Le indagini
Cosa succede ora? I controlli, come specificato prima dell’erogazione dei buoni spesa, non spettano ai Comuni ma direttamente alle procure che si avvalgono del lavoro delle forze militari e di polizia. Infatti i vari comandi della guardia di Finanza, insieme ai carabinieri delle stazioni dislocate sul territorio, hanno già raccolto le autocertificazioni e stanno procedendo alle dovute verifiche. Nel mirino degli inquirenti, coordinati dalle procure, finiranno eventuali autodichiarazioni mendaci. Potrebbe darsi che qualcuno ha dichiarato di avere un reddito più basso di quello reale. Oppure qualcun altro avrebbe potuto omettere qualche fondo di risparmio accantonato in qualche ufficio di credito. Ciò non è ancora dato saperlo. Insomma, si scava per scovare i «finti poveri» del Cilento. Saranno le indagini a smascherare eventuali tentativi di raggiri e i responsabili potrebbe presto finire nel registro degli indagati per reati non proprio semplici da «smontare» di fronte alla giustizia. Chi dichiara il falso, viola l’articolo 316 ter Codice penale che, a parte la denuncia, prevede la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro che va dalle 5.164,00 alle 25.822,00 euro per «indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato».

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