Camerota, l’incendio è vivo mentre le indagini ‘sbattono’ contro un muro

Infante viaggi

di Luigi Martino

Brucia ancora la collina che sovrasta la strada regionale ex strada statale 562. L’arteria che collega Marina di Camerota e Palinuro, da domenica pomeriggio alle 13.30, è teatro di uno scempio ambientale incalcolabile. Sono 25 gli ettari andati in fumo in tre giorni. Un danno enorme per la biodiversità della flora e per la macchia mediterranea di quella zona. A distanza di così tante ore l’incendio, però, resta vivo. Secondo i vigili del fuoco sarebbe il tappeto di aghi di pino intrisi di resina a rendere difficili le operazioni definitive di spegnimento.

«I focolai corrono nel sottobosco, non sono visibili dall’alto e il costone, essendo impervio e scosceso, non è facile da raggiungere per agire da vicino – spiegano gli inquirenti – quindi il fuoco cammina lento e quando trova arbusti o alberi, torna di nuovo a divampare visibile». Ieri pomeriggio, infatti, martedì, dopo le 18.00, i vigili del fuoco sono stati allertati dall’Arco Naturale di Palinuro. Da quel punto alcuni turisti hanno avvistato di nuovo le fiamme.

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L’incendio, dalla strada, dove sarebbe stato appiccato volontariamente da ignoti, è risalito in modo molto rapido dal vallone che conduce alla pineta di Sant’Iconio. «Il vallone ha funzionato come una canna fumaria – continuano gli inquirenti – il vento ha incanalato le fiamme e le ha fatte espandere rapidamente fino ad arrivare sopra».

Le indagini proseguono. C’è qualcuno che sostiene di aver visto delle persone lanciare bottiglie incendiarie. Ma gli indizi sono pochi. La video sorveglianza dei villaggi non punta in quella zona e altre telecamere lungo la strada non sono presenti. Lungo la strada si viaggia a senso unico alternato da impianto semaforico. Sul posto sono attesi i rocciatori che dovranno costatare la pericolosità o meno del costone. Quella zona, infatti, è oggetto, da anni, del fenomeno di dissesto idrogeologico. Tante le frane che si sono susseguite negli anni. Sull’incendio, oltre i vigili del fuoco, lavorano i carabinieri forestali del Parco. Ma, al momento, pare che le indagini abbiano trovato un muro. Sono ad un punto fermo.

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