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Camerota, mare sporco dopo fuochi d’artificio. Don Gianni: «Festa c’era prima dei turisti», sindaco: «San Domenico non si tocca»

di Luigi Martino

«Il mare non è il vostro immondezzaio» e «cambiate mestiere». Questi sono soltanto due pensieri che hanno dato vita alla polemica sul mare sporco dopo lo spettacolo pirotecnico in onore di San Domenico, patrono di Marina di Camerota, apparsi su Facebook in un post scritto da un turista di Milano, Pierpaolo Farina, in vacanza al Black Marlin Club. Il bagnante, che si è impegnato a ripulire con l’aiuto dei bagnini del villaggio una parte dello specchio d’acqua antistante la spiaggia vicino la foce del Mingardo, ha mosso accuse nei confronti dell’amministrazione comunale a guida Romano. La lettera, riportata dalle varie testate giornalistiche locali, ha scatenato un botta e risposta. Oggi, su Set Tv, appare la replica del primo cittadino di Camerota, Antonio Romano, e del sacerdote della parrocchia di Sant’Alfonso, don Gianni Citro. «Sulla mia sensibilità ambientale – dice Romano a Set Tv – non si discute. Ne tantomeno si tocca la festa di San Domenico. Quello del turista è un attacco infondato. Forse è alla ricerca di protagonismo. Siamo quotidianamente impegnati a ripulire le spiagge. Ogni anno i residui dei fuochi vengono rimossi dai pescatori che in maniera maniacale ripulisco il mare». «Sono stupito e disturbato da certe esternazioni – afferma sempre a Set Tv don Gianni – noi abbiamo grande rispetto per i nostri amici turisti e facciamo l’impossibile per far vivere loro una vacanza rigenerante. In ogni senso. Chi sceglie un posto di vacanza deve saperlo vivere nella sua integrità: mare, spiaggia, persone, tradizioni. Chi si immagina una vacanza in una camera sterile deve cercarla in una clinica specializzata non in una perla del Cilento. Le carte a mare avranno dato fastidio a qualcuno che avrebbe da ridire pure sul paradiso. A Camerota – conclude il parroco – San Domenico e la sua festa c’erano prima di lui e se non se n’era accorto, il difetto è tutto suo»

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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