La vicenda arriva in tv, stasera se ne parla a “Mi manda rai tre”

Dopo la decisione del gip di Vallo della Lucania, Nicola Marrone, di mandare a giudizio immediato i medici e gli infermieri coinvolti nella vicenda della morte di Francesco Mastrogiovanni – il maestro 58enne di Castelnuovo Cilento deceduto per edema polmonare lo scorso 4 agosto, dopo aver trascorso i quattro giorni del trattamento sanitario obbligatorio legato ad un letto del reparto di psichiatria del "San Luca" di Vallo della Lucania , mani e piedi, senza essere nutrito oltre le flebo, non assistito e non controllato, soggetto a una "sconcertante sequela di abusi" (secondo quanto scrivono i giudici nelle varie ordinanze finora prodotte) – il caso sarà affrontato questa sera su Rai3 alle ore 21 e 10. La trasmissione televisiva che presenterà al pubblico nazionale la vicenda è "Mi manda Rai tre", condotta dal giornalista Andrea Vianello. In studio sarà presente Vincenzo Serra, cognato della vittima e componente del comitato "Verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni", movimento impegnato costantemente dalla scorsa estate nella richiesta di determinazione chiara delle responsabilità relative a ciò che è accaduto nei giorni del trattamento sanitario obbligatorio ma pure al modo in cui è stato disposto tale provvedimento; con lui ci sarà la moglie, nonchè sorella del maestro deceduto, e la figlia che in uno di quei giorni di inizio agosto si era recata nel reparto per chiedere notizie dello zio e per vederlo. Non ne ha avuto la possibilità. I familiari di Mastrogiovanni saranno supportati in studio, nella loro richiesta di giustizia, dagli avvocati Caterina Mastrogiovanni e Marcello D’Aiuto.
Parteciperanno alla trasmissione, in difesa delle posizioni dei sanitari, alcuni degli avvocati di quei medici e infermieri che, nel processo che comincerà il 28 giugno, saranno imputati per sequestro di persona, morte come conseguenza di un altro delitto e falso ideologico. In rappresentanza dell’Asl, sarà collegato dagli studi di Napoli Luigi Pizza.

Intanto, il reparto di psichiatria del "San Luca" resta chiuso. Come aveva fatto sapere l’azienda sanitaria locale, prossimamente saranno effettuati dei lavori di ristrutturazione e adeguamento delle strutture di quello che sarà il nuovo reparto, spostato al terzo piano del presidio ospedaliero. Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa dell’ ex Asl Salerno3, la chiusura del reparto e i lavori erano già previsti, e non sarebbero legati alla vicenda della morte di Mastrogiovanni. Allo stato attuale i 18 sanitari imputati, dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Salerno che di fatto li ha reintegrati alla professione, sono impiegati nella varie strutture del territorio. "Una parte a Sant’Arsenio e una parte nei poliambulatori", fanno sapere dall’Asl. In attesa che il reparto riapra; quel reparto che i giudici di Salerno hanno definito ""del tutto inidoneo, come si evince dalle foto e dal filmato, a svolgere qualunque funzione di accoglienza ed assistenza agli esseri umani". Non si sa ancora quando il nuovo reparto sarà pronto e dunque riaperto.

Inoltre, in precedenza l’Asl aveva fatto sapere di aver inoltrato alla Regione Campania una richiesta di deroga per poter assumere altro personale specializzato. A tutt’oggi all’Asl non risulta una risposta in merito da parte della Regione, che a quanto pare dovrebbe arrivare "dopo l’insediamente del nuovo consiglio regionale e dunque del nuovo assessore".

La prova inconfutabile a cui hanno fatto riferimento a più riprese i giudici chiamati sin’ora a pronunciarsi sul caso Mastrogiovanni è il video girato dal sistema interno di sorveglianza. Video che racconta tutta la permanenza del maestro cilentano nel reparto di psichiatria del San Luca, in regime di Tso. Video che Vincenzo Serra, dopo averlo visionato quasi integralmente, ha definito "video dell’orrore". Video che ha fatto si che il Riesame di Salerno descrivesse "una progressiva scadenza della qualità del servizio sanitario offerto, con inaccettabile compressione di ogni diritto del malato, già costretto al ricovero in una struttura a fatica qualificabile come ospedale e poi ancora posto in un regime di ricovero ripugnante per qualunque essere umano".