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Seconda udienza del processo al giovane accusato di violenza carnale, sentiti l’imputato e i testimoni della difesa

di Redazione

Continua il processo che vede alla sbarra Giuseppe Russo, il trentenne di Camerota accusato di violenza sessuale nei confronti di una donna del saprese.

Lo scorso 4 febbraio, al Tribunale di Sala Consilina, si è svolta la seconda udienza del procedimento giudiziario che dovrà chiarire cosa sia effettivamente accaduto la sera del 27 luglio, nell’abitazione della donna situata sulle colline del Golfo di Policastro, distante dal centro abitato. Secondo quanto denunciato dalla donna, Giuseppe Russo, giunto a casa sua poco dopo le 23, avrebbe subito fatto violenza su di lei e poi l’avrebbe minacciata di ritorsioni nel caso in cui avesse parlato dell’accaduto con qualcuno.

Nell’udienza, in cui sono stati sentiti quasi tutti i testi della difesa, oltre all’imputato e ad un paio di testi chiamati dall’accusa, sono emersi diversi elementi che potrebbero portare alla delineazione di un quadro più chiaro, rispetto agli eventi che hanno caratterizzato quella che da subito è apparsa come una vicenda complessa. Russo ha sostanzialmente negato quanto denunciato dalla donna, affermando che il rapporto sarebbe avvenuto in maniera assolutamente consenziente, dopo che, un paio d’ore prima, la donna gli aveva inviato un sms.  

Uno dei punti nodali del processo è l’accertamento riguardante dei legami che la denunciante avrebbe con alcuni dei carabinieri coinvolti nella fase delle indagini. Angelo Paladino, il legale di Giuseppe Russo, ha confermato quella che da tempo era un’indiscrezione che ricorreva con frequenza nell’intricata tela del caso in questione: "Senza dubbio ha diverse amicizie nell’ambito dei carabinieri. Questo è emerso sia dal traffico telefonico sia da alcune testimonianze. Sulla natura di questi legami ci sono diverse interpretazioni; certamente ci sono dei legami di amicizia". Nell’analisi di questo aspetto della vicenda, pare siano molto importanti i dati acquisiti attraverso i tabulati, soprattutto in relazione ai contatti telefonici verificatisi nelle ore appena precedenti la presunta violenza carnale, e nella fase immediatamente successiva.

Un altro aspetto cruciale per capire su quale binario si indirizzerà il processo, che continuerà con l’udienza del 18 febbraio, è la determinazione di diversi aspetti riguardanti la personalità della donna e concernenti vicende che in passato l’hanno riguardata. Da questa prospettiva, durante l’ultima udienza, sono stati ascoltati, tra gli altri, la psicologa che ha avuto in cura la donna dopo i fatti del 27 luglio, la proprietaria della casa in cui viveva in affitto e un uomo legato alla denunciante da intricate vicende, anche di natura economica.

Giuseppe Russo per ora rimarrà in carcere. I medici che hanno visitato l’imputato hanno ritenuto che il giovane, che si trova nel carcere di Vallo della Lucania e che pare abbia perso diversi chili, si trovi in condizioni fisiche compatibili con il regime carcerario. Pare che sulla non concessione dei domiciliari abbia giocato un ruolo decisivo l’inasprimento della normativa, sancito lo scorso marzo, relativa ai casi di violenze sessuali.

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