Centro antiviolenza nel Cilento, Bilotti: «Ci sono i fondi ma le attività vengono sospese»

«Trenta milioni di fondi disponibili e, ciò nonostante, le attività dei professionisti che operano nel centro anti violenza dell’ambito sociale S8, nel Cilento, vengono sospese, con evidente pregiudizio dell’assistenza alle donne in difficoltà». E’ quanto denuncia la deputata Anna Bilotti (M5S) che sui presunti ritardi nell’erogazione dei finanziamenti ha depositato oggi un’interrogazione parlamentare alla ministra alle Pari Opportunità, Elena Bonetti. Bilotti chiede di sapere cosa si intenda fare per accelerare l’iter ed evitare, anche in futuro, situazioni di stallo che pregiudicano le politiche di aiuto alle donne. «Il 4 dicembre, dopo il necessario passaggio in ConferenzaStato-Regioni, la ministra ha firmato il decreto di riparto che fa arrivare i fondi alle Regioni e, da queste, ai Comuni – spiega la parlamentare – Alla Campania sono assegnati 2.146.888euro, tuttavia apprendiamo che le attività del centro anti violenza “Il volo delle farfalle”, operativo in 37 comuni dell’area Sud della provincia di Salerno, sono state sospese per mancanza di liquidità. E’ una situazione paradossale, di cui ancora una volta fanno le spese le donne».

Sul caso è intervenuto anche il consigliere regionale M5S Michele Cammarano: «L’annunciata chiusura del centro antiviolenza “Il Volo delle Farfalle” è sintomatico di quanto chi opera per il sociale e a sostegno dei più deboli non rappresenti una priorità nella Campania di De Luca. Una Regione che distribuisce fondi ai Piani di Zona, dovrebbe seguire l’iter di quei finanziamenti pubblici e verificare in che modo sono stati spesi e con quali finalità. Da anni denunciamo la gestione scellerata del Piano di Zona S8, con Vallo della Lucania come Comune capofila e che comprende ben 37 comuni. Una gestione che ha comportato uno sperpero di denaro pubblico, parte del quale investito per l’acquisto di arredamenti sfarzosi quanto onerosi per le sedi di alcuni Municipi. Uno spreco che oggi suona come la peggiore delle beffe, al cospetto della chiusura di un centro che ha sedi nei comuni di Vallo della Lucania, Castellabate e Agropoli, con oltre 3mila donne che in questi ultimi anni si sono avvalse dell’assistenza gratuita, legale e psicologica, delle 13 operatrici a cui dal 1 gennaio non è stato rinnovato il contratto per carenza di fondi. Quegli stessi fondi con i quali sono stati arredati, con gusto discutibile, gli uffici di alcuni sindaci». E chiede  alla giunta regionale «quali azioni si intendono adottare al fine di assicurare, in maniera costante, l’erogazione di un servizio che risulta essenziale in un’area interna che conta una popolazione femminile di più di 20mila donne tra i 18 e i 65 anni».

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