Cilento: è festa dieta Mediterranea ma gli italiani si allontanano

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E’ il più prezioso alleato per uno stile di vita salutare e sostenibile, tanto che a nove anni esatti dalla sua iscrizione a Patrimonio immateriale dell’umanità Unesco e l’istituzione di una giornata mondiale che ricorre ogni 16 novembre dal 2012, l’interesse globale per la Dieta mediterranea è in forte crescita, anche in Paesi distanti dalla nostra tradizione alimentare. Mentre sarebbero proprio i paesi dell’area mediterranea ad allontanarsi da questo modello.

E’ quanto emerso dal secondo Ancel Keys International Seminar on Mediterranean Diet and Sustainable Dietary Models, promosso dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu) con l’Università di Napoli Federico II ad Ascea Marina, nel Cilento, luogo dove il fisiologo nutrizionista americano Ancel Keys ha studiato e “scoperto” la Dieta Mediterranea.

«A dispetto dei vantaggi ampiamente riconosciuti per la salute e l’ambiente – spiega il professore Pasquale Strazzullo, docente dell’Università Federico II di Napoli e Presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana – le abitudini alimentari degli italiani, e più in generale delle popolazioni mediterranee, si sono gradualmente modificate negli ultimi cinquant’anni, allontanandosi in misura preoccupante dal modello tradizionale, a causa del crescente consumo di prodotti animali e della riduzione dell’uso di prodotti vegetali, con conseguente maggiore assunzione di grassi saturi e proteine animali in sostituzione di proteine vegetali e grassi, cereali integrali e fibre alimentari».

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Tuttavia, un nuovo monitoraggio dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/SWG, conferama la dieta mediterranea patrimonio nazionale per una buona parte degli italiani, visto che 1 italiano su 3 (33%) dichiara di praticarla nel quotidiano e 1 italiano su 2 (52%) almeno “parzialmente”, per un totale di 85% di cittadini che hanno presente il significato del “mangiare mediterraneo” e improntano, del tutto o in parte, la loro alimentazione ai parametri di questa dieta.

«E se 1 italiano su 2 (53%) la definisce un “regime alimentare” – spiega l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e della campagna Spreco Zero – il 41% riconosce molteplici valenze come le “tradizioni alimentari legate ai popoli mediterranei che si affacciano sul Mediterraneo” (19%), uno stile di vita che include la convivialità e l’attività fisica (17%), un insieme di valori insiti nel riconoscimento Unesco di patrimonio immateriale dell’umanità (5%)».

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