Cilento: gli effetti devastanti del Coronavirus sul turismo e il pericolo di una catastrofe sociale

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di Luigi Martino

L’allarme nel Cilento è molto alto, con risvolti che potrebbero assumere i contorni di una catastrofe sociale. Un vulcano che ha già dato i primi segnali e potrebbe esplodere all’improvviso, mentre molti guardano dall’altro lato. Quindi tutti molto attenti senza discostarsi per nessun motivo dall’obiettivo primario: contenere l’emergenza sanitaria più grande e devastante degli ultimi tempi. Ma, nel frattempo, individuare una soluzione rapida. Il tempo scorre. Inesorabile.

L’estate è di un’importanza incredibile per tutta la costiera Cilentana ma non solo. Tra le posizioni più a rischio c’è quella dei lavoratori stagionali. Il turismo occupa una fetta grossa della ‘torta economica’ nel comprensorio a Sud di Salerno. Gli operatori hanno bisogno di sapere se l’estate arriva, a quali regole bisognerà attenersi e con quali modalità le strutture ricettive potranno riaprire i battenti. E poi, cosa molto importante, occorrono certezze legali prima che economiche. Certezze che sono state richieste a gran voce alla Regione Campania dalle forze politiche e imprenditoriali che entro le 14.00 di oggi, devono inviare «le proprie sintetiche proposte e suggerimenti operativi» al governatore Vincenzo De Luca.

Il telefono dell’assessore regionale al Turismo, Corrado Matera, è tra i più bollenti in questo momento. Da palazzo Santa Lucia fanno sapere che nei prossimi giorni la giunta regionale della Campania convocherà un tavolo di confronto con i rappresentanti delle varie categorie. Con molta probabilità dal 4 maggio le strutture ricettive avranno la possibilità di aprire i cantieri della manutenzione. Ci sono stabili e intere aree da sistemare. Con quali certezze investiranno del denaro per avviare dei lavori all’interno di un villaggio, di un residence o di un campeggio? Nessuna, al momento. Ma con l’impegno da parte del presidente De Luca, di trovare velocemente «una soluzione che garantisca la protezione sanitaria, eviti l’assembramento e permetta a tutti (o quasi) di lavorare». 

In attesa di disposizioni
Dal 4 maggio, Dpcm permettendo, anche i titolari di strutture balneari avranno la possibilità di iniziare a montare gli stabilimenti. Le regole? Al momento molto vaghe: ombrelloni a debita distanza, obbligo di pannelli trasparenti alle casse (come quelli dei supermercati) e niente assembramenti. Anche i tavoli dei bar o dei ristoranti sulla spiaggia dovranno rispettare rigidi parametri. Forse, poggiando i piedi sulla sabbia, la mascherina non sarà necessaria. Ufficialmente, però, non c’è nulla. Anzi, qualcosa c’è, come la bocciatura dell’utilizzo delle gabbie in plexiglass per «proteggere» gli occupanti dei singoli ombrelloni. Era solo un rendering pubblicato da un’azienda sui social e condiviso (purtroppo) da migliaia di utenti e poi finito (addirittura) sulla stampa. Un progetto divenuto – per alcune ore – un orrore della comunicazione e uno spauracchio da allontanare al più presto per tutti.

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In caso di contagio
Prima si parlava di «certezze legali». Ecco perchè. La paura più grande per i titolari di strutture ricettive è la possibilità che possa palesarsi un caso positivo di Covid-19 all’interno della struttura. Se dovesse capitare di chi è la colpa? Probabilmente di nessuno, fattivamente un po’ di tutti. L’ospite potrebbe sostenere di aver contratto il virus all’interno dell’albergo o del villaggio. Il titolare della struttura potrebbe asserire, dal canto suo, che il cliente è arrivato già contagiato. I vicini di bungalow, invece, hanno due possibilità: puntare il dito contro il paziente affetto da Coronavirus oppure contro il titolare che ha permesso da un infetto di trascorrere parte della propria vacanza all’interno di quella struttura. E la legge? Da quale parte si schiererebbe? Chi è che in caso di richiesta danni dovrebbe risarcire? E a chi? Questo – al momento – per gli operatori del settore, è il nodo più difficile da sciogliere. Ma, oltre a questo, c’è da capire in modo pratico cosa accade appena un contagio viene accertato all’interno di una struttura. Se il paziente viene immediatamente trasferito in un pre-triage oppure in ospedale. Nella seconda ipotesi sappiamo che le strutture di Vallo della Lucania e Sapri non hanno tantissimi posti a disposizione. Ciò che preoccupa maggiormente agli attori principali del comparto turistico è, però, l’altra ipotesi. Cioè, la messa in quarantena dell’intera struttura, con tutte le persone che ci lavorano all’interno e gli ospiti. Sono tutti punti che necessitano di una risposta, «altrimenti – sostengono in modo fermo e convinto molti imprenditori di grandi strutture del Cilento – non apriamo proprio».

Cosa accade, intanto, nelle stanze del ‘potere’?
Le forze politiche si muovono, si confrontano tra di loro e incontrano i rappresentanti di categoria. Sappiamo che il sindaco di Sapri, Antonio Gentile, ha inviato un messaggio agli operatori turistici e agli imprenditori. Questo il testo: «Buongiorno, il Governatore De Luca ha invitato le forze politiche, istituzionali, sociali e imprenditoriali, a far pervenire proposte e suggerimenti operativi in vista della progressiva ripresa delle attività economiche e della riduzione degli obblighi di permanenza domiciliare. La fase due dell’emergenza si avvicina e dobbiamo essere pronti. Ho già delle idee in merito e mi piacerebbe confrontarmi con voi tutti. Invitami una mail con le vostre proposte». Sappiamo, inoltre, che il sindaco di Centola-Palinuro, Carmelo Stanziola, ha invitato, nei giorni scorsi, gli imprenditori del settore ad un tavolo di confronto e ha sottolineato, nel corso di un’intervista televisiva, che insieme a loro «abbiamo già condiviso un percorso e abbiamo già proposto al governo nazionale e regionale, talune proposte per il tramite dell’Anci». Sappiamo ancora che il sindaco di Camerota, Mario Salvatore Scarpitta, ha tenuto una conference call con gli operatori turistici e ha redatto un po’ di materiale per inviarlo alla Regione. Documenti che conterrebbero delle proposte che – al momento – restano riservate. L’idea di Stefano Pisani, invece, sindaco di Pollica, una delle capitali del turismo balneare campano, è finita perfino su Ansa e Repubblica. Pisani ha pensato a dei voucher di valore nominale superiore a quello d’acquisto, spendibili da fine emergenza a tutto il 2022. Deducibilità dell’Iva per gli italiani, tax refund per gli stranieri. La proposta è stata poi presentata al governatore De Luca e al ministro Franceschini

L’allarme
Insomma, in Cilento qualcosa si muove ma senza il nero su bianco del governo, è difficile capire cosa sarà possibile fare e cosa invece sarà vietato dai primi giorni di giugno in poi. Una data che questo territorio ogni anno ha atteso come una Pasqua: la rinascita di tante attività e l’ossigeno che torna a correre veloce. Ora di concreto c’è solo una cosa, o almeno è la più forte che emerge e la si avverte ovunque: il posto di migliaia di lavoratori stagionali è in serio pericolo. Molti di loro, infatti, non hanno nemmeno percepito il bonus di 600 euro erogato dall’Inps. E quando hanno chiesto il motivo ai titolari delle aziende per le quali hanno prestato servizio nel corso dell’estate 2019, alcuni di loro hanno risposto: «Hai preso il Tfr». Oppure «Hai lavorato più settimane di quelle previste per ottenere il bonus». Fandonie. La verità poi gliel’hanno detta i commercialisti o i professionisti alle scrivanie dei Caf: «Sul tuo contratto non c’è scritto ‘Lavoratore stagionale’. Ecco perchè». Quindi niente 600 euro per molti e nessuna certezza per il futuro prossimo che, chiamalo un altro po’, ed è già presente. Cosa accade nel Cilento da giugno in poi non è dato ancora saperlo; cosa può succedere, invece, da settembre, possiamo (purtroppo) già immaginarlo. 

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