Covid e fede, linee guida della Cei: cosa si potrà fare

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di Giangaetano Petrillo

«Sentiamo anzitutto il bisogno di rivolgere un pensiero particolare a voi per la bella testimonianza di fede e di carità che state offrendo ai fedeli delle nostre parrocchie». Inizia così, rivolgendosi ai sacerdoti, la lettera della Conferenza Episcopale Campana che offre alcune linee a partire dal protocollo riguardante la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo, siglato dal Governo e dalla Conferenza Episcopale Italiana. Si legge nella lettera, sottoscritta a Pompei lo scorso 13 maggio, alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe quale presidente della Conferenza Episcopale Campana, che «la missione della Chiesa non si esaurisca nella dimensione del culto e nelle celebrazioni, ma vogliamo soprattutto che offra una lettura sapienziale di quanto sta avvenendo. Lettura sapienziale che ci aiuti a comprendere che cosa il Signore vuol farci capire in questa situazione, come leggere questo tempo e soprattutto come ripensare l’azione pastorale alla luce di questa emergenza sanitaria, dalla quale sia la società sia le nostre comunità cristiane usciranno con un volto nuovo». Dunque un messaggio rivolto ai sacerdoti non solo come libretto delle istruzioni per disciplinare nuovamente le celebrazioni liturgiche, piuttosto un manuale dell’anima che apra la Chiesa ad interrogarsi sui nuovi eventi della modernità.

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Nel dettaglio, inoltre, si legge come bisognerà svolgere le nuove funzioni e quali sono procrastinate a nuove disposizioni. Come le processioni e le feste patronali, che si legge nel messaggio «già non consentite dalle attuali prescrizioni del Governo, siano sospese fino a nuove disposizioni». Rientrano in tale provvedimento – si specifica – anche quelle manifestazioni che prevedano, pur senza il concorso di popolo, il portare la statua del santo per le strade. Il divieto delle feste patronali è motivato anche dalla drammatica crisi sociale seguita all’emergenza sanitaria, in quanto «non sarebbe tollerabile assistere a feste utilizzando le offerte della gente mentre aumentano i poveri». Rinviate a nuove disposizioni anche la celebrazione del sacramento della Confermazione e la celebrazione delle Prime Comunioni, mentre per la celebrazione di Battesimo, Penitenza, Matrimonio, Unzione degli Infermi ed Esequie, si legge che “si rimanda alle disposizioni già vigenti”. Il Protocollo, infine, considera l’ipotesi di incrementare il numero delle celebrazioni liturgiche, «noi vescovi  – si legge nel messaggio – diciamo no ad una proliferazione del numero delle celebrazioni, sia per ragioni di natura liturgica, sia per evitare una sorta di meccanicizzazione, sia per oggettive difficoltà pratiche, come l’igienizzazione dopo ogni messa e un tempo per l’areazione degli ambienti. Si prenda in considerazione – prosegue – la possibilità di celebrazioni all’aperto, assicurandone la dignità e il rispetto della normativa sanitaria, o anche l’ipotesi di utilizzare un’area interna o esterna alla chiesa che si può collegare via streaming con l’aula liturgica. Si faccia un uso limitato di trasmissioni delle celebrazioni in modalità streaming per non disperdere ulteriormente la partecipazione comunitaria”. Su questo punto precisano i Vescovi della Conferenza Episcopale Campana che “ci sta a cuore il senso della comunità, reale e non virtuale».

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