Da lunedì le regioni cambiano colore, oggi la decisione: rischiano in 6

Oggi sarà sancito il cambiamento di zona per almeno la metà degli italiani. Con le nuove regole, più restrittive, previste dal governo per il monitoraggio dell’andamento del virus nelle Regioni, almeno dieci realtà lasceranno il giallo per passare in arancione o addirittura in rosso. Del resto ovunque nel Paese dopo sei settimane di discesa dei nuovi casi di infezione si assiste a una ripresa dei contagi, in aumento di circa il 15% in sette giorni. Così si pensano di rivedere le regole per mandare in zona rossa le realtà locali dove c’è una maggiore circolazione del virus e si ragiona sul prolungamento anche oltre il 15 di gennaio delle misure che tra l’altro impongono l’arancione su tutto il territorio nel weekend.

Le Regioni a rischio

Oggi la Cabina di regia farà il nuovo monitoraggio, basato su regole più restrittive, decise nel decreto del 5 gennaio. Per diventare arancioni basta un Rt di 1 e per entrare in zona Rossa dell’1,25. Inoltre il cambiamento scatterà non solo se quel valore è abbinato al rischio, basato sulla sintesi di 21 indicatori, alto (come è stato finora) ma anche con quello moderato. E così le dieci Regioni che la scorsa settimana avevano un Rt sopra lo 0,9, visto che tutti stanno peggiorando, rischiano di entrare in arancione. Si tratta di Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Veneto. Non solo, alcune di queste, potrebbero passare direttamente in rosso. Ieri si parlava di Veneto, Marche e Liguria ma solo oggi si capirà se i dati porteranno a quel cambiamento. Ci sono poi altre realtà che avevano Rt molto vicini a 0,9, come Molise e Umbria, che potrebbero comunque spostarsi.

I dati in peggioramento

Al di là dell’andamento dell’Rt, è un fatto che la circolazione del virus in Italia sta tornando ad aumentare. Dopo sei settimane di calo, adesso si osserva una crescita dei nuovi casi. Non solo, anche gli ospedali tornano a vedere più pazienti. In 11 Regioni è stata superata la soglia di allerta dell’occupazione delle terapie intensive, fissata al 30% del totale dei letti, in base ai dati di Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, riferiti al 6 di gennaio. Per i reparti internistici la soglia di sicurezza è fissata al 40%. Viene superata in 9 Regioni.

E ieri il matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone” del Cnr-Iac ha rivelato un’analisi basata sui posti occupati in terapia intensiva nei reparti Covid-19. Negli ultimi sette-dieci giorni, fra le 11 Regioni e province autonome che sono state gialle almeno per un periodo a novembre, 9 mostrano trend di crescita e 2 di stasi e nessuna di decrescita.

Le nuove misure

Nel Dpcm del 15 novembre potrebbe essere rinnovato il sistema del giallo più “pesante” adottato in questi giorni. Anche nelle realtà locali di quel colore si vieterebbero quindi gli spostamenti fuori Regione e le visite ai parenti in più di due persone e una volta al giorno. Soprattutto, per il mese o due di validità del decreto, sarebbero riproposti i weekend arancioni.

Intanto il Cts sta pensando di utilizzare un nuovo indicatore per classificare le Regioni, quello dell’incidenza, cioè del numero dei casi ogni 100mila abitanti. Se è alto, al di là di quanto vale l’Rt o del rischio, la Regione finirebbe direttamente in zona rossa. In questo momento in Italia a stare peggio da questo punto di vista è il Veneto, che ha un’incidenza molto più alta di quella delle altre realtà che hanno dati negativi. Nessuno comunque ha raggiunto, salvo che nel mese di agosto, il numero ritenuto più tranquillizzante, cioè 50 nuovi casi ogni 100mila abitanti alla settimana. A livello nazionale sarebbero circa 30 mila, un obiettivo ancora distante: nell’ultima settimana sono stati oltre 112mila, cioè oltre quattro volte di più.

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