Desaparecidos, processo Condor: ergastolo per torturatore Camerota

di Luigi Martino

Marzo 2016, la marcia del silenzio in Uruguay per commemorare le vittime del Plan Condor

Una sentenza che scrive una parte di storia dei cittadini di origine italiana che furono vittime della violenta repressione in Sudamerica. Una sentenza che consegna 24 ergastoli nei confronti di ex capi di Stato ed esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay; e che certifica a livello giudiziario che tra gli anni ’70 e ’80 in quei Paesi c’era un unico obiettivo, ovvero eliminare i nemici dei governi. Sei ore di camera di consiglio e, dopo, più di mezz’ora per la lettura di un lungo e complesso dispositivo, il presidente della prima Corte d’assise d’appello bis del tribunale di Roma, Agatella Giuffrida, ha pronunciato la fatidica formula del ‘carcere a vita’ per tutti gli imputati, anche per quelli che in primo grado erano stati assolti (solo uno ha avuto l’assoluzione per solo uno dei capi d’imputazione contestati). E, tra questi, alcuni nomi illustri: l’ex ministro dell’Interno della Bolivia, Luis Arce Gomez, l’ex presidente del Perù, Francisco Morales Bermudes, l’ex ministro degli Esteri dell’Uruguay, Juan Carlos Blanco (assolto per solo uno dei capi d’imputazione), e il tenente di vascello originario di Camerota, nel Cilento, Jorge Nestor Fernandez Troccoli (nella foto in basso), già a capo del sistema di repressione della Marina militare uruguaiana, unico a vivere in Italia dopo essere scappato dal suo Paese (in primo grado per lui era stata sentenziata l’assoluzione). Le accuse? Le più terribili: omicidio volontario pluriaggravato continuato.

Jorge Nestor Troccoli

E tra lacrime e un timido applauso dei presenti, hanno risuonato ancora le parole pronunciate dai rappresentanti della pubblica accusa nella loro requisitoria. «Dobbiamo rendere giustizia alle vittime», aveva detto il pm Tiziana Cugini. «In questo processo abbiamo la distruzione con l’annientamento delle persone umane. Quello che si realizzava non era solo allo scopo di estorcere informazioni, ma era uccidere in maniera atroce. Tutti gli imputati sono stati affidabili esecutori di morte». E il pg Francesco Mollace aveva aggiunto: «Il Piano Condor non è stata un’attività di criminalità spicciola; nei documenti c’è scritto che l’attività era quella di eliminare i nemici del governo, siamo in presenza di un imponente sterminio dei nemici del governo». Oggi i giudici hanno ‘certificato’ in sentenza la ricostruzione accusatoria, disponendo anche il risarcimento danni nei confronti delle 47 parti civili costituite, e stabilendo una provvisionale immediatamente esecutiva di un milione di euro per la Presidenza del Consiglio dei ministri e di cifre comprese tra i 250mila euro e i 100mila euro per le altre parti civili. E oltre a loro, costituite c’erano anche le associazioni AFDD e Asofamd, il Frente Amplio-Partito Politico Uruguaiano del Centro Sinistra e la Repubblica Orientale dell’Uruguay.

Per quanto riguarda la posizione di Jorge Troccoli la sentenza di condanna lo pone, ora, nella scomoda posizione di rischiare anche il carcere. Come più volte pubblicato Troccoli risiederebbe in Italia dopo diversi anni a Camerota si è spostato a Battipaglia dove ancora potrebbe avere casa. Se la procura dovesse avanzare richiesta al giudice di arresto a seguito della condanna, motivandola ad esempio con un rischio di fuga, c’è il rischio che possa essergli accordata. Tenuto conto anche del fatto che il suo trasferimento in Italia possa essere interpretato come un tentativo per sfuggire alla giustizia uruguaiana.

«È il coronamento di anni d’indagine, di lavoro difensivo, della procura e delle forze dell’ordine per arrivare alla giustizia contro le immunità dietro le quali per anni si sono nascosti gli imputati, in modo particolare Troccoli – commentano gli avvocati Mario Angelelli e Arturo Salerni, che hanno assistito molti familiari dei Desaparecidos -. La speranza è che la sentenza di oggi diventi definitiva in Cassazione. Un ciclo giuridico si è chiuso perché il collegio ha riconosciuto il reato di omicidio ed è questo risultato che ha dato una svolta al processo».

Fra tre mesi le motivazioni della sentenza.

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Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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