Desaparecidos, via al nuovo processo al torturatore Troccoli. Stampa uruguaiana: «Documento inedito per riaprire caso»

A poche ore dal nuovo processo che vede tra i vari imputati quello che è stato definito «il torturatore» Jorge Nestor Troccoli, arriva un documento che proverebbe il suo coinvolgimento nelle azioni di repressione. Negli anni ’70 le dittature militari latinoamericane stipularono un patto di cooperazione tra i rispettivi servizi segreti, grazie al quale fecero scomparire centinaia di dissidenti. Gli stati firmatari erano sette, pare con la benedizione degli Stati Uniti. Domani, giovedì, a Roma si apre il processo per la scomparsa di 23 cittadini italiani.

Un passo indietro
Jorge Troccoli, cittadino italiano per anni residente nel Cilento, è considerato un esponente di spicco dell’operazione «Plan Condor», ovvero una azione repressiva contro gli oppositori dei regimi militari del cono Sud dell’America latina, meglio noti come Desaparecidos. Nel 2008 è stato arrestato con le gravi accuse di tortura anche ai danni di emigranti italiani in Uruguay, all’epoca delle dittature militari. Rimase per alcuni mesi nel carcere romano. Nonostante le richieste di estradizione, avanzate dall’Uruguay, per farlo giudicare in quel paese, Jorge Troccoli riuscì sia a rimanere in Italia, sia ad uscire dal carcere, sia a ritornare a Marina di Camerota. E questo grazie ad una interpretazione delle leggi per cui non lo si sarebbe potuto giudicare in Italia in quanto i fatti si erano compiuti in Uruguay a danno di uruguaiani, stando alle carte, e non si sarebbe potuto processare in Uruguay in quanto cittadino italiano. Infatti agli inizi del 2000 lui acquisì la cittadinanza italiana grazie al fatto di avere un noto antenato, il famoso Pietro Troccoli, il primo ad aver compiuto la traversata dell’oceano Atlantico con una barca da diporto nella seconda metà dell’ottocento, per portare una spada in onore a Garibaldi. In questa vicenda diplomatica per l’estradizione, saltò anche un ambasciatore uruguaiano in Italia. 

Processo e indagini
Ad indagare sul «Plan Condor» e sulle repressione agli oppositori dei regimi militari, desaparecidos, è stato il procuratore romano Giancarlo Capaldo, che domani sarà in aula ancora una volta di fronte a Jorge Troccoli e ad altri venti imputati che facevano parte dei servizi segreti o delle giunte militari di Perù, Bolivia, Cile e Uruguay. Tra gli accusati ci sono undici cileni (che includono il generale Sergio Arellano Stark, Manuel Contreras e Daniel Aguirre Mora), quattro peruviani (tra cui l’ex presidente generale Francisco Morales Bermúez) e come unico imputato in Bolivia c’è il dittatore Luis García Meza Tejada. Secondo quanto riporta oggi la stampa uruguaiana e sito agesor.com.uy, un documento inedito incastrerebbe l’uomo che si è difeso senza negare i gravi fatti, sostenendo però di esserne stato solo uno obbediente esecutore militare di volontà politiche non sue, collocandolo in arrivo a Buenos Aires il 20 dicembre del 1977 ovvero 24 ore prima dell’azione repressiva Plan Condor, «sequestro massivo di cittadini uruguaiani facenti parte del Gau, gruppo di azione unificatrice», che furono torturati per poi finalmente essere trasferiti in Uruguay dove tuttavia rimasero in condizioni di dispersi, “desaparecidos”». La stampa uruguaiana continua ancora sostenendo che «il documento non era mai stato pubblicato prima di adesso», ed è già stato inviato in Italia perchè si costituisca come prova al tribunale di Roma dove il prossimo giovedì inizia l’udienza contro il commando militare della dittatura del cono sud che furono responsabili di crimini contro l’umanità all’interno del «Plan Condor».

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La prova «contro Troccoli»
Dal quotidiano online uruguaiano agesor.com.uy emergono altri particolari e le prove che incastrerebbero Jorge Troccoli. «Il 21 dicembre 1977 in Argentina sono stati rapiti i coniugi Corchs Alberto Lerena Lavina e Elena Paulina Costa, e Eduardo Sabino Dossetti Techera e Iliana Sara García Ramos. Nello stesso giorno viene catturato Alfredo Muñoz Fernando Bosco. Il giorno dopo viene arrestato Julio Cesar D’Elia Pallares e sua moglie incinta Yolanda Iris Casco Gelphi, Raul Edgardo Borelli Cattaneo e Guillermo Manuel Sobrino Berardi. E il 23 dicembre, il comando è contro Gustavo Alejandro Goicoechea Camacho e sua moglie, Graciela Noemi Basualdo Noguera; José Mario Martínez e sua moglie, Maria Antonia Castro Huerga; e Aida Celia Fernández Sanz, anche essa incinta, e la madre, Elsa Haydée Fernández Lanzani». Sono i nomi delle persone disperse riportate dalla stampa Sudamericana. «Il documento testimonia – si legge su agesor.com.uy – che il 20 dicembre 1977 sul volo AR 215, Nave LV-JMZ, partito da Carrasco Airport e diretto in Argentina a Aeroparque, c’erano i funzionari dell’intelligence uruguaiano Jorge Troccoli (CI. 1.075.555), Ricardo Dupont (CI. 1.133.880) e José Uriarte (CI. 1.110.950)». Tra parentesi, molto probabilmente, compaiono i numeri di matricola che combaciano esattamente con quelli sul documento inedito inviato a Roma. «I tre appartenevano al commando del Fusna – continua agesor – e operavano contro il Gau. Troccoli era il passeggero numero 37».

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