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A Camerota maggioranza e opposizione, tutti nel Centrodestra. Eclatanti ribaltoni in vista

di Rosario Romano

Via alle danze in questa vigilia di tornata elettorale. Ecco servito il primo giro di valzer di ballerini smaniosi tutti a caccia della prima donna. Chiedendo scusa ai cilentani più interessati ai problemi reali del territorio che ai pettegolezzi del comune di Camerota, proviamo, per il gusto di alcuni tra questi, a sbirciare dal buco della serratura. Pronti a chi salta dunque sulle correnti ascensionali che portano su, facendo alzare di quota chi rischiava di cadere in picchiata, come molti dei politici locali che, in odor di pronostici, montano sul carro dato per vincente, probabilmente per calcolo elettorale e di posizione, ridando forza al fenomeno del ribaltone, a cui questi elettori sono abituati pur non ravvedendosene. E partiamo dunque dai piani bassi. Già perchè uno tra quelli che è stato spinto dall’attuale amministrazione comunale a scivolare verso giù, ovvero il medico Alfonso Esposito, ha annunciato, dalle colonne di questo discusso giornale, di lasciare la propria casa in attesa che qualcosa accada. E quel qualcosa sarebbe proprio un inaspettato avvicinamento al Pdl. Doppio salto carpiato, visto che viene superato l’ostaolo Udc, la linea di confine, il luogo di riparo di molti democratici cristiani alla vecchia maniera che, pur di non indossare la casacca azzurra, si dicono udiccini, tanto per marcare il territorio prima ancora di sondarlo, nell’altro fronte. Il medico di Camerota no, lui guarda all’orizzonte ed intravede una sponda nel Pdl. Solo una questione di tempo sembrano dire gli episodi dell’ultima ora. Ci sarebbe però un nocchiero che potrebbe aiutare la traversata. Certo l’ospite sa che del Nocchiero Pitto ci si può fidare fino ad un certo punto, l’abilità e l’esperienza politica insegnano quanto pesino alcune scelte. Avrebbe scelto quindi di andarci cauto. Meglio lanciare qualche segnale di pace, come dire: prima sventolare il fazzoletto rigorosamente bianco e dire a Pitto (ex sindaco di Camerota, avversario politico alle scorse amministrative anche se non in campo in prima persona): intanto sostengo (e faccio votare – lascia pensare -) il tuo candidato alle regionali Gambino. E’ stata tesa dunque la mano, chissà se arriverà l’alzata di schiena. C’è da avere fiducia. Ma voltiamo lo sguardo altrove anche se non troppo lontano sia per ambizioni che per sostanza.

Stando ai rumors di chi ne sa qualcosa Anche l’Orlando furioso, anzi Laino, sembrerebbe aver voltato le spalle a don Antonio Valiante, signorotto politico noto anche ai cilentani non addentro ai pettegolezzi camerotani, timbrando il biglietto per il treno che porta dritto alla stazione del Popolo delle Libertà. C’è chi dice che non gli sarebbero andati proprio giù i nuovi equilibri di gestione nel porto di Marina di Camerota e quelli che si prospettano, fatto questo che segnerebbe una ruggine all’interno dell’amministrazione ma che poco avrebbe a che vedere con i nuovi posizionamenti. Altri invece sostengono che si tratterebbe di scelta elettorale per aumentare il potenziale di consenso vista la probabile (come da più parti viene paventata, chissà se correttamente) sconfitta del Pd in Campania. Fatto sta che un vecchio sigillo che ha determinato ruoli, decisioni, sostegni in questi anni con effetti non soltanto politici nel comune di Camerota, tra Laino e Valiante, sembra essersi scalfito. Insomma la maggioranza attuale con a capo colui che all’epoca delle elezioni tutti conoscevano come un esponente Pd sembra tingersi d’azzurro, gli stessi colori dell’attuale opposizione e in larga parte delle liste che l’hanno sostenuta. Dicevamo all’epoca perchè visti gli scenari attuali anche al grande capo, al sindaco Bortone, sembrano stargli stretti i panni del Pd. Un po’ perchè sia la base dell’esercito sia i generali non trovano buone ragioni per proteggere vecchie bandiere, un po’ perchè un territorio come quello camerotano che più volte ha espresso una quasi vocazione al centrodestra, altrimenti sarebbe paradossalmente rappresentato più dall’opposizione che dalla maggioranza in questo tipo di tornate politiche, un po’ per altri fatti che non conosciamo, un po’ anche per il recente passato in Provincia, dove si sono persi pezzi importanti come punti di riferimento, Bortone non guarderebbe ad un futuro nel Pd. Stando a quanto  racconta chi gli è stato vicino, il suo sostegno andrebbe all’Udc, al candidato Cobellis, tra l’altro collega. Chissà che non sarà l’occasione di un nuovo “apparentamento” con il già apparentato Leo. Si, Ciccio Leo, l’ex avversario per la carica di sindaco, attuale consigliere di opposizione, figura storica locale di Alleanza Nazionale, che ora diventa più moderato e si avvicina all’Udc. Chi guarda dalla serratura e ascolta con le orecchie tese, ha sentito qualche beninformato che parlava di un Nicodemo Saggiomo (anch’egli in maggioranza sedicente Pd) già sostanzialmente battezzato in casa Pdl, e di un Giosuè Saturno, giovane assessore, in preda ad una tentazione, momentaneamente in ritiro, un po’ spirituale un po’ di riflessione. Spirituale perchè un’eventuale decisione di questo tipo necessiterebbe della “benedizione” di un suo noto sostenitore a cui ricambia volentieri e fiero il sostegno, ovvero Gianni Citro, parroco politicamente impegnato, di Lentiscosa e Camerota. Politicamente impegnato fin qui con il Partito Democratico, tant’è che alcuni titoli di giornali hanno battuto l’evento del suo annunciato tesseramento. Fedelissimo, almeno fino a quando la cronaca locale ne ha parlato, di Villani – chi non lo conosce – ed ora messo nella condizione di avallare oppure no. E chissà se invece il gioco non fosse al contrario? Ovvero che il giovane assessore non abbia già sondato le intenzioni del parroco? In caso affermativo i conti si fanno presto. Villani conta quel che conta oggi, ovvero poco o almeno molto meno di prima oggettivamente, il centrosinistra da queste parti viene dato per sconfitto visti i grossi venti di ponente che soffiano in favore del centrodestra in ambito locale, per di più alla guida del centrosinistra c’è uno che si chiama De Luca, presso la cui corte le grazie di queste figure sembrano raccogliere scarsi favori, c’è da studiare quindi quale carta giocare per rimanere in sella. Qualcuno però, tanto per non fare nome: Alfonso Esposito, mette le mani avanti e dice che a garantire l’infondatezza di tale ipotesi ci sarebbe l’asso di bastoni di Cirielli che, in tal caso, non rinuncerebbe ad usarlo (il bastone) per respingere ospiti indesiderati. Probabilmente Esposito ha ragione. Ma in politica si sa, Camerota lo insegna, chi è contro probabilmente remerà per te. Insomma manca qualcuno ancora? C’è per caso qualche comandante disposto a rimanere sulla nave anche in caso di affondamento? Pare di no, da queste parti gli eroi restano fino al penultimo capitolo del romanzo. Qualche saggio invece ci sarebbe, qualcuno di quelli dietro le quinte che continuano a recitare la propria piccola parte. Come quella di Nenè Mazzeo, ex sindaco di Camerota, sostenitore dell’attuale amministrazione che ha anch’egli annusato l’opportunità di stare dalla parte del Centrodestra. Pare che l’odore sia stato gradito al suo raffinatissimo olfatto. Insomma immaginare questa formazione a dir poco composita, oggi, attorno ad un tavolo a ragionare sulle dinamiche politiche del comune schieramento in ambito locale, quello del centrodestra, è come immaginare una scena dei vecchi film da far West, dove la tensione si taglia col coltello e le pistole fumano prima ancora di sparare. Proviamo a simulare e ci mettiamo: Pitto al capo del tavolo, con al suo fianco Alfonso Esposito, Orlando Laino, Ciro Troccoli, Massimiliano Coppola, Mario Scarpitta, Antonio Romano,Giosuè Saturno, Nicodemo Saggiomo, i due consiglieri prevegenti ovvero Domingo Troccoli e Domingo Saturno, Nenè Mazzeo, e appena appena più giù  Ciccio Leo e Mimmo Bortone. Almeno per galanteria una donna potevano invitarla, ad esempio la presidente del consiglio comunale, Rosanna Mazzeo. Pare che sia l’unica rimasta al posto suo ma, nonostante la sua presenza, il centrosinistra non può contare neppure sulla sua rappresentanza per il ruolo che occupa. Certo la tornata delle regionali potrebbe muovere degli equilibri che si ricomporrebbero appena dopo, potrebbe obiettare qualcuno. Ma a pensarla diversamente, nonostante tutto, è ancora consentito. Non resta che dire che se fosse tutto vero sarebbe come assistere e credere ad una commedia. Tragicomica quanto si vuole. Tuttavia non sarebbe la prima volta.

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