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Epatite sconosciuta che colpisce i bambini, l’esperta D’Ingianna: ecco cosa è importante sapere

di Redazione

La patologia e il covid. Le probabili cause, i sintomi a cui stare attenti: tutto quello che è stato scoperto

Di certo c’è il timore, quello solito dei fatti poco noti. A maggior ragione se la minaccia di una grave malattia, arriva dopo una sofferta pandemia. E se riguarda i bambini. Come di certo c’è il numero anomalo di epatiti pediatriche riscontrate. Si prova a tenere d’occhio sia il Sars cov2, che gli adenovirus, per comprenderne le cause. Proviamo a conoscere quindi, in breve e in maniera semplice, quello che è stato scoperto dalla scienza, di questa strana epatite, di cui parlano i giornali. Lo facciamo con Paola D’Ingianna, medico internista esperto in epatologia.

Si diffonde la preoccupazione per questa nuova forma di epatite. Quale è la dimensione del fenomeno?
Siamo di fronte ad una patologia da sempre esistita, ma ciò che preoccupa e che grazie al sistema di vigilanza britannico è stato possibile registrare, è la concentrazione del fenomeno in un periodo di tempo concreto e in vari Paesi contemporaneamente. Al 21 aprile infatti, sono 169 i casi di epatite acuta ad eziologia sconosciuta in età pediatrica, registrati in 12 Paesi, quasi tutti in Europa, la maggior parte nel Regno Unito (114). Sono 2 i casi accertati in Italia. Di questi, circa il 10% ha richiesto il trapianto di fegato.

Che cos’è l’epatite?
L’epatite é un’infiammazione che colpisce le cellule del fegato, portando alla loro distruzione. Le cause possono essere tossiche, autoimmuni o infettive. Tra queste, quelle ad eziologia virale (infezione da virus), sono le più note, denominate con le lettere dell’alfabeto dalla A alla E. Ma nessuno di questi virus è stato riscontrato nei casi di epatite acuta pediatrica registrati. In 74 di questi é stata riscontrata la presenza di adenovims, già noto per provocare infezioni lievi delle alte vie respiratorie, in rarissimi casi epatite acuta, finora solo in bambini con grave compromissione del sistema immunitario. Contemporaneamente, però, con il cessare delle restrizioni dovute alla pandemia, si è registrato un aumento generale dei casi di adenovirus, dato questo che non ci permette di escludere che il riscontro nei soggetti con epatite acuta sia solo una coincidenza.

Cosa ci dice, la scienza, fino ad oggi su questa epatite?
La scienza non si sbilancia, troppo presto per trarre conclusioni: che sia un casuale aumento dei casi di epatite acuta in età pediatrica, che sia una variante del noto adenovirus che causa una grave epatite, o che una variante comunemente in circolazione incontri i sistemi immunitari dei nostri bambini più deboli e impreparati dopo 2 anni di restrizioni ed isolamento, o che sia un nuovo agente patogeno, sono tutte ipotesi valide. Ma, appunto, ipotesi.

E’ inutile nascondersi l’accostamento che in molti fanno tra covid e questa malattia e tra vaccini anti covid e questa epatite. Cosa risponde?
Le voci che facevano puntare il dito contro il vaccino sono state velocemente smentite, poiché la fascia d’età più colpita (1-6 anni) è quella che non ha avuto accesso al vaccino anti Sasr-Cov-2. Non ancora del tutto chiaro è, invece, il ruolo del coronavirus, presente in 20 pazienti e coinfettante insieme all’adenovirus in 19 dei casi registrati.

Quali sono i sintomi e i segnali a cui bisogna stare attenti e cosa fare?
I primi sintomi sono a carico dell’apparato digerente: dolore addominale, diarrea e nausea nelle settimane precedenti, assenza di febbre. Successivamente la comparsa di astenia ed ittero (colorito giallastro delle sclere – occhi – e della cute). A volte la presenza di feci molto chiare e urine scure. Davanti a questi sintomi, bisogna allertare, quanto prima, il pediatra.

Esistono comportamenti preventivi che possano ridurre il rischio di contrarre la malattia?
I comportamenti preventivi sono quelli che onnai conosciamo a memoria e che sono entrati a far parte della quotidianità da due anni a questa parte: il lavaggio frequente delle mani ed il distanziamento sociale.

Quali sono i tempi entro cui è legittimo attendersi qualche risposta più precisa dalla scienza?
Il 23 aprile il primo comunicato ufficiale dell ‘OMS, l’intera comunità scientifica è ormai in allerta e non tarderanno ad arrivare le risposte. Reduci dalla pandemia che almeno in parte ha risparmiato i più piccoli, ci auguriamo che sia solo un evento passeggero destinato ad autolimitarsi.

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