Estefanìa, metà della sua vita in Venezuela: «Ecco cosa succede»

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Estefanìa intervistata dalle telecamere della Rai

C’è un filo diretto che lega Marina di Camerota al Venezuela. E, paradossalmente, quando le cose non vanno bene lì, in quelle costruzioni che sorgono attorno alla grande Caracas, le cose, per un certo senso, non vanno bene nemmeno qui, in questo lembo di Sud racchiuso tra le pendici del Bulgheria e il mare cristallino dell’area marina protetta degli Infreschi. Marina di Camerota parla venezuelano, mangia come il Venezuela e gioca allo stesso modo. Qui, dove il dialetto locale si mischia a quello della Repubblica federale rossa, gialla e blu, c’è un nutrito gruppo di persone che lotta insieme agli amici e ai parenti che sono rimasti bloccati dall’altra parte del mondo. Una situazione assurda. Il Ministero degli affari esteri italiano calcola che, fra la fine della Seconda guerra mondiale e l’inizio degli anni settanta del Novecento, siano immigrati in Venezuela oltre 250.000 italiani, che, in massima parte, si insediarono in forma permanente nel paese latinoamericano. Tale corrente migratoria, che raggiunse le sue punte più alte negli anni 1949-1960 (con oltre 220.000 emigrati), diminuì drasticamente negli anni sessanta del Novecento, per convertirsi in un fenomeno assolutamente marginale nei decenni successivi in cui si sono verificati anche dei periodi con saldi positivi a favore dell’Italia. Da lì parte quel filo che ancora oggi resiste, nonostante i problemi, nonostante la lontananza, nonostante il governo venezuelano, le sommosse popolari e la fame. Questo filo è stato raccontato dai giornalisti della Rai che qualche giorno fa hanno portato telecamere e microfoni ai piedi della statua di Simon Bolivar, nella piazzetta di Marina di Camerota, per intervistare i tanti venezuelani presenti in Cilento.

Tra loro c’è Estefanìa Saturno, una ragazza di 30 anni che ha vissuto metà della propria vita in Venezuela. E lì, in Sudamerica, ha lasciato tanto. Forse troppo.

Estefanìa che legami hai con il Venezuela e quanti anni hai vissuto lì?
Sono nata in Venezuela ed ho vissuto metà della mia vita li. Ma io e la mia famiglia non ci siamo mai distaccati completamente da quel paese.Tornavamo spesso. Mio padre continuava a lavorare li, era un neurochirurgo, e non voleva abbandonare i suoi pazienti. Io qui mi sono subito sentita molto bene, questo paese ci ha accolti. E per me era un sogno la libertà e serenità che provavo qui. In Venezuela poi, ci sono tornata dopo alcuni anni e ho iniziato a gestire una bellissima scuola di danza, poi a causa della situazione insostenibile sono tornata 3 anni fa.

Sei in contatto con qualcuno? Cosa dicono?
Li ho ancora qualche zio, cugini e amici, anche se molti sono partiti, o meglio scappati. Molti hanno vissuto momenti terribili durante le manifestazioni, o sono stati derubati o sequestrati o peggio hanno perso qualcuno in questo modo. Chi è rimasto dopo tanto tempo ha ritrovato la speranza dopo tanta disperazione. Ormai si respirava un clima di rassegnazione. Ed anche io mi ero rassegnata. Cercavo di non pensarci più perchè mi faceva male ricordare che paese bellissimo fosse e quanto sia stato distrutto.

Perchè il Venezuela ha bisogno di Guaidò?
Il Venezuela in questo momento ha bisogno di Guaidó, un giovane ragazzo che si è sempre battuto per la libertà, ricordo anche per il diritto allo studio quando mi trovavo li. Rappresenta il futuro del Venezuela. Ci ha dato nuovamente una speranza. Ha richiesto aiuti umanitari che sono essenziali in questo momento. Molte persone hanno bisogno di medicine, di cibo! Stanno morendo anche bambini. Ed I poveri sono sempre più poveri. Abbiamo bisogno di qualcuno che ami davvero il suo paese, come Guaidò.

Cosa ne pensi dell’esercito che si è schierato con Maduro?
Purtroppo l’esercito schierato con Maduro è come sempre una delusione. E c’era da aspettarselo. Negli ultimi giorni peró ho visto che alcuni hanno preso coraggio e si sono schierati dalla parte del popolo. Spero abbiano il coraggio di farlo tutti perchè anche i loro familiari ed amici stanno soffrendo questa terribile situazione.

Il governo italiano cosa dovrebbe fare per aiutare il popolo Venezuelano?
Il governo Italiano non può abbandonarci, non puó abbandonare i tanti italiani che sono ancora lì e che soffrono. Hanno bisogno del loro appoggio.Deve riconoscere Guaidó, non esporsi equivale al totale appoggio a Maduro, che ha infatti ringraziato l’Italia. Lui è un dittatore! Il governo italiano non può dimenticare il Venezuela, tanti italiani sono stati accolti quando qui la situazione era difficile. Noi speriamo possa cambiare idea e prendere la giusta decisione.

Come mai un paese così bello e ricco si trova in questo stato?
Credo che il Venezuela si trovi in questa situazione perchè c’era in passato molta ricchezza ma anche molta povertá. Questo ha creato odio e divisione tra la popolazione. Molti hanno creduto alle favole raccontante dal chavismo che invece ha portato ancora più povertà e criminalitá. Credo che invece ora tutti debbano unirsi e lavorare sodo per rimettere in piedi il paese.

Marina di Camerota piange ogni giorno per questa situazione. Quante persone sono pronte a raggiungere il Cilento per fuggire dal Venezuela?
Molte sono le persone italiane che sono ancora lì. E ricordano sempre con amore l’Italia, hanno portato le loro tradizioni e ne parlano con nostalgia. Ma hanno costruito le loro vite lì ed è molto difficile lasciare tutto, il lavoro di una vita. Penso sia coraggioso sia chi resta e sia chi viene qui. Ci vuole molto coraggio a lasciare tutto, ricominciare, soprattutto ad una certa età. E ci vuole molto coraggio anche a restare, rischiare la vita ogni giorno, avere paura di quella terribile realtá.

Grazie Estefanìa e incrociamo le dita per il ‘tuo’ Venezuela.
Grazie a voi per l’opportunità e l’interessamento alla mia terra.

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