Folla città punisce Cilento: «Alzano i contagi ma noi paghiamo il conto»

di Luigi Martino

Le immagini che arrivano da Napoli, Salerno e altri grandi centri campani, preoccupano gli esperti. Attualmente i dati regionali parlano di una curva stabile con un leggero aumento dei decessi. Ma non è questo il punto. Abbiamo imparato che il colore della regione e quindi il livello di rischio, viene calcolato in base ai dati raccolti dall’unità di crisi della Campania. Dopo, da Napoli al Golfo di Policastro, passando per Avellino, Caserta e tutti i paesini interni del Vallo di Diano, le misure sono le stesse. I sindaci possono solo applicare leggi ancora più contingentate ma non hanno il potere di allentare le norme imposte dal governo. E’ lo stesso anche per la Regione: misure più forti rispetto a quelle dello Stato e non viceversa.

Questo preambolo è per introdurre un concetto molto semplice, che da mesi tiene banco soprattutto in territori come il Cilento e il Vallo di Diano dove i contagi – al di là di sporadici esempi – si sono sempre tenuti bassi. Da domenica, ad esempio, nonostante i pochi positivi presenti sul territorio a sud di Salerno, i paesi del Cilento e del Vallo di Diano sono costretti in zona arancione, ‘puniti’ dai comportamenti e dalla curva fortemente influenzata dai dati delle città. Dunque, ristoranti, pizzerie e bar chiusi (solo l’asporto consentito) e spostamenti vietati da un Comune all’altro. Tanti Comuni del Cilento, o finanche comprensori che raggruppano più paesi, potrebbero ambire a zone di comfort, con misure molto meno dure.

In passato, voci di corridoio vicine alla tavola del consiglio dei Ministri, avevano anticipato un nuovo criterio di valutazione che prenderebbe in considerazione territori più piccoli di quello regionale, ad esempio provinciale. Al momento, probabilmente, al Cilento non basterebbe nemmeno questa ipotesi qui, considerata la curva dei contagi di Salerno città.

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