Stralci di Cilento a Bologna

di Giuseppe Galato

Dal 12 Novembre al 9 Dicembre presso Lab 16 “Contrasti”, la mostra fotografica allestita da Alessia e Michela Orlando, due giovani artiste dalle origini cilentane divise fra fotografia e letteratura: 15 scatti tra cui uno vincitore del concorso indetto dalla rete internazionale Empowerment Community Network – Fondazione Mare Nostrum.

Già autrici di racconti fantasy che hanno come location tra le varie il Cilento, Alessia e Michela, le sorelle Orlando, a breve pubblicheranno anche un nuovo giallo, “Sospetti Marginali”, con la copertina illustrata da Luca Oleastri, il cui sequel prenderà anche esso piede in territorio cilentano.

Dal comunicato:

gli déi immortali

hanno disseminato le anime

nei corpi umani, perché ci fossero

dei custodi della terra che,

contemplando l’ordine delle cose celesti,

lo imitassero vivendo con misura

e coerenza.

Marco Tullio Cicerone, De Senectude, XXI, 77

Il sole non vide mai l’ombra.

Leonardo da Vinci

 CONTRASTI APPARENTI

LA LUCE: EVENTO EMOZIONALE INATTESO

L’OMBRA: FRAMMENTI IN RICOMPOSIZIONE O ESPLOSIONE

Le scomposte irruzioni nel mondo proseguono irruenti e barbare. Accade dappertutto, anche nella nostra Grande Lucania, che contiene il Cilento: basterebbe pensare ai pozzi di petrolio in Val d’Agri, anche se, per fortuna, resistono gli alberi monumentali e il mare che da Salerno si spinge fino a Maratea. L’obiettivo fotografico non può che registrare ciò che accade. Non è dato sapere se la figura umana posta tra l’obiettivo e il soggetto fotografato sia un suo antagonista o se ne stia lì a rimpiangere, a desiderare, a sperare, ad abbracciarne le stesse incombenti sorti: sarà un nuovo inizio, un ritorno al grembo, o la fase finale dell’innestato processo di autodistruzione, la fine di tutto? È quel che definiamo realtà, eppure è ciò che non si fa ritagliare dall’occhio nudo, confuso anche nel decodificare le immagini. La macchina fotografica, con il gioco luce-ombra, la sfiora, la narra, ma non può che dircela sempre parzialmente, con violenza o con dolcezza patinata. Nessuno, neppure gli artisti, può davvero isolarla o modificarla. Tuttavia, e ciò è magia, la fotografia può aiutare l’uomo, teso nel tentativo di svelare retroscena; seppure in filigrana, ci espone due intenzioni: quella del fotografo e quella di chi osserva. E talvolta riesce a narrare ben oltre il loro volere. È, questo, l’ultimo meccanismo che resta da indagare e forse crea spazi inimmaginabili per gli studiosi: che fine fanno tutte le immagini che, sempre più velocemente, si affastellano in un gorgo vorticoso? In quale misura intervengono negli universi che si avvitano nelle coscienze di ogni essere umano  e gli conferiscono una indubitabile singolarità, generando misteriosi meccanismi per l’evoluzione futura? Non è dato saperlo, ma si può dedurre il loro lavorio incessante, capace di travalicare il reale quotidiano, tracimare nei sogni, sposare dimensioni oniriche di cui resta traccia nei ricordi mattutini. Oppure no.

Ci interessa tutto, anche il surreale; così come ci occupa anche ciò che non si colloca in un cassetto da aprire per poter trarne gioia o spavento, che è meglio del vuoto, dell’assenza di ricordi, del nulla. È questa la ragione per la quale, solitamente, non amiamo utilizzare software destinati alla rielaborazione delle immagini: anche la fotografia dovrebbe essere immodificabile, come la realtà, per poter conservare i significati dell’attimo colto e, caso, mai, intessere mille significati in un ordito che, grazie a più immagini, collabora nella operazione di rappresentazione del reale. E naturalmente si allude al reale senza per questo ridurre la fotografia a mera copia. E reale è anche ciò che si fantastica, ciò che nelle menti nasce in maniera sganciata da ogni sollecitazione concreta, apparentemente senza ragioni plausibili. E questa realtà, ovvero l’assieme di suggestioni fornite da più immagini, è il filo conduttore, se si vuole: sono capaci di dire altro, di dichiarare ben altre intenzioni, che potremmo definire politiche, sociologiche, psicologiche, letterarie…davanti alle quali occorre arrendersi, giacché è evidente come da un contrasto potente, quello della luce in conflitto con il buio, si dipanino racconti senza l’uso delle parole. Poi accadrà di voler aggiungere parole che dicano delle intenzioni recondite (lo scatto Amare Maree è sintomo di amore verso il mare, ma anche di amarezza per la sua potenza distruttiva e le scempiaggini umane che l’inquinano), di effettuare altri scatti da accostare a quelli precedenti e tutto, forse, si complicherà: ci sarà un rimescolamento di sensi e suggestioni, è inevitabile, ma non si estingueranno i contrasti accaniti. Noi questi contrasti non vogliamo sedarli, limitandone la drammaticità, attenuandone la casuale illogicità per carenza di levigazione-declinazione dei toni. A costo di sbilanciare le stesse tonalità, enfatizzare i difetti, e mettere in secondo piano i pregi stilistici: ci interessa il senso letterario, narrativo, che non va intaccato. Non  va leso mai, siccome è proprio quel senso che può trasformare un mezzo espressivo, rivoluzionandolo perennemente, spingendolo sino alle estreme conseguenze, nel suo ruolo di narratore non obiettivo, di voluta documentazione evolutiva, che va ben oltre la mera e illusoria necessità di copiare artisticamente la realtà. Checché se ne dica.

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