Fuochi d’artificio, in Italia 400 tra cani e gatti morti e dispersi

Infante viaggi

Le storie sono tante e si ripetono da decenni. La storia di Amy, incrocio Levriero-Whippet, è quella che ha commosso il mondo. Spaventata dai fuochi d’artificio di Capodanno ha corso per trenta ore fino a consumarsi le zampe. Impaurita e frastornata dai botti, Amy è prima uscita nel giardino e poi è scappata dal recinto della sua casa di Conwy, nel Galles del Nord, nella notte di San Silvestro e ha iniziato a correre, alla ricerca di un «posto sicuro». E’ stata ritrovata diversi giorni dopo con le zampe completamente logore e i cuscinetti plantari a brandelli, devastati dalla corsa e dall’asfalto. In base ai dati diffusi dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente in Italia cani e i gatti rimasti uccisi o dispersi a causa dei botti di Capodanno sono tra i 400 e i 500. Mentre un micio è stato seviziato a Brindisi, torturato con un petardo.

Non solo un dovere di cronaca e informazione ma una vera e propria presa di posizione quella della redazione del Giornale del Cilento che nei giorni precedenti al Capodanno ha pubblicato un articolo dell’Enpa di Vallo della Lucania, a firma di Patrizia Ruggiero in cui, attraverso dettagli e spiegazioni chiare, si cercava di far comprendere l’importanza alle amministrazioni di vietare i botti e alle persone di rinunciarvi. Invano.

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Il dato nazionale, aggiornato al 3 gennaio, è stato diffuso dall’Associazione AIDAA con un post aggiornato sul proprio blog. «Nella notte tra il 31 dicembre 2019 e capodanno 2020 i cani scappati per colpa dei botti sono stati complessivamente circa 1.800 con una diminuzione sensibile, diverse centinaia anche i gatti scappati sempre a causa dei botti. Il numero di cani dispersi da 171 è salito nella giornata del 2 gennaio a 194 mentre quello dei gatti è leggermente sceso da 160 a 157 in quanto tre gatti hanno fatto ritorno nella mattinata di ieri nelle loro case per la gioia dei proprietari. I dati ovviamente sono destinati ad assestarsi nelle prossime giornate».

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