Fulgione: “Sono stati abbattuti 140 cinghiali. Dobbiamo raggiungere 4.500 capi l’anno per 10 anni per risolvere il problema”

Sabato 9 aprile 2011 presso il centro congressi Elea della fondazione Alario ad Ascea Marina, si è tenuto il congresso “Progetto cinghiale nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano da minaccia a risorsa”. 

Il congresso svoltosi sabato scorso si inserisce all’interno di una collaborazione nata tra il PNCVD e il dipartimento di biologia strutturale e funzionale dell’Università Federico II di Napoli. L’ente Parco ha affidato ai ricercatori del dipartimento della Federico II “l’onere e l’onore” di elaborare e coordinare un piano di gestione dell’emergenza cinghiale.La crescita numerica del cinghiale nel territorio del Cilento, ha avuto un forte incremento demografico nell’ultimo decennio raggiungendo, in alcune aree, la densità di 20 individui per chilometro quadrato. Il forte conflitto che ne è derivato, ha trasformato quella che poteva essere considerata una risorsa in termini naturalistici e turistici, in una minaccia. Di qui, dunque, il diffondersi del malcontento, la sempre crescente richiesta di indennizzo per i danni all’agricoltura, la convinzione che il cinghiale dovesse essere eliminato.

Per far cessare questo stato di emergenza, non solo ambientale ma soprattutto sociale, il Prof. Domenico Fulgione, responsabile scientifico del progetto partito nel mese di gennaio del 2010, e la sua equipe in costante collaborazione con l’Ente Parco, hanno avviato diverse azioni sul  territorio del Parco. In linea con la convinzione che le popolazioni locali e gli amministratori cilentani debbano essere coinvolti in questo progetto di gestione.

La conferenza è stata introdotta e moderata da Domenico Fulgione. Hanno preso la parola Angelo de Vita e Amilcare Troiano, rispettivamente direttore e presidente del PNCVD, i quali hanno mostrato le azioni che il Parco ha intrapreso per contrastare la minaccia cinghiale: il Parco ha avviato la gestione della specie che prevede catture mediante trappole, abbattimenti selettivi e opere di prevenzione dei danni. Oltretutto, nell’ambito della collaborazione con il dipartimento di biologia strutturale e funzionale della Federico II, sono stati attivati 35 selecontrollori che sono operanti sul territorio ed abbattono cinghiali nelle aree dove è necessario agire per frenare la crescita popolazionistica.L’obiettivo è quello di “far diventare il problema cinghiale una risorsa. – ha dichiarato Troiano, che ha lanciato una sfida – Facciamo si che il cinghiale diventi un prodotto tipico della cucina cilentana, per quello che permettono le leggi in materia”. Per contrastare il sovrappopolamento del cinghiale all’interno del PNCVD bisogna far molto di più. Domenico Fulgione traduce in cifre il problema cinghiale: “Sono stati abbattuti 140 cinghiali dai selecontrollori. Dobbiamo raggiungere 4.500 capi l’anno per 10 anni per risolvere il problema”.A questi interventi sono seguite le dissertazioni dei ricercatori del dipartimento di biologia strutturale e funzionale dell’Università Federico II, intervallate da una pausa pranzo. La prima a prendere la parola è stata Valeria Maselli con un intervento dal titolo “Immigrazione quasi clandestina. Chi sono i cinghiali nel Cilento?”. Successivamente Daniela Rippa ha parlato di “Sesso e volentieri, riproduzione e fertilità”. Rippa ha messo in evidenza come i cinghiali che popolano le terre Cilentane non si riproducono solo nel periodo canonico tra marzo-giugno, ma “La presenza di piccoli durante l’autunno inoltrato sembra suggerire la presenza di un secondo picco riproduttivo”. A seguire Giuliana Russo con “Gruppi, gruppetti e grossi solenghi”. La pausa pranzo è stata seguita dall’intervento di Gianluca Polese dal titolo “Profumo di danno”. In successione Anna de Marco con “Come un aratro” e Vincenzo Veneziano con “La salute è la prima cosa”.A chiudere il congresso Domenico Fulgione. Doveva intervenire anche il presidente della provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, ma non era presente.

Durante gli interventi sono state evidenziate le attività già realizzate e i primi risultati ottenuti, e sono state raccontate le esperienze di ricerca scientifica maturate da esso. Questo progetto ha fornito un’opportunità preziosa per l’avvio di numerose indagini in diversi ambiti disciplinari, che spaziano dalla biologia alla ricerca sanitaria. Sono stati contestualmente avviati programmi di analisi genetiche per comprendere chi è il cinghiale cilentano, analisi sulla biologia riproduttiva, sull’ecologia, sull’impatto che l’animale produce sul suolo e dunque sulla sua capacità produttiva; ricerche in campo veterinario per evidenziare eventuali patologie che dal selvatico potrebbero essere trasmesse al domestico, ed in campo etologico e fisiologico per verificare i percorsi olfattivi dellʼungulato. Tra gli altri sono stai avviati censimenti standardizzati utilizzando come strumento di indagine la tecnica dello Spoth light count e del foto-trappolaggio ripetendo le osservazioni nelle diverse stagioni.