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Giovanna Voria: «Ora i giovani restano nel Cilento, lo rendono migliore»

di Redazione

di Mariella Marchetti

Giovanna Voria, l’ambasciatrice della dieta cilentana nel mondo, la conoscono tutti: ideatrice  e proprietaria di “Corbella”, l’agriturismo di Cicerale che ha realizzato superando innumerevoli difficoltà, è anche la donna che ha riportato in auge la coltivazione dei ceci, prodotto fortemente identitario del territorio, a Cicerale. Sempre attiva e impegnata per la sua terra, l’ho conosciuta a Vallo della Lucania un sabato mattina al mercatino rurale “Rareche”. Il suo più recente impegno per il Cilento è stata la realizzazione di un bellissimo calendario per il 2021 che ha come tema la longevità dei cilentani. Con lei non ho parlato di cucina e di dieta mediterranea, ma di quanto le sia costato scegliere di rimanere in una terra bellissima ma a volte matrigna, di quali siano state e sono tuttora le difficoltà di chi persegue caparbiamente il sogno di restare e di far prosperare uno dei territori più belli e interessanti del nostro Paese:

Quando ha scoperto che l’amore per la natura, la passione della cucina e l’attaccamento profondo alle radici potevano diventare il suo lavoro?
L’amore e l’attaccamento alla mia terra lì ho avuti da sempre, penso di esserci nata già, in quella terra dove ti mancava tutto ma che vivevi a 360 gradi con le sue stagioni e il suo tempo. La cultura, la storia, le tradizioni, la lentezza nel vivere i momenti, non perché non si lavorava, anzi, si lavorava troppo per sopravvivere. Era quello il mio mondo e non pensavo assolutamente di cambiarlo. Quelle lunghe radici sono radicate forti in me. Avrei potuto emigrare al nord o all’estero, ma non mi piaceva allontanarmi. Lontano avrei sofferto più dei sacrifici che ho dovuto affrontare qui, ci ho creduto ed è diventato così il mio lavoro.

È stato difficile trasformarsi in un’imprenditrice? Quali difficoltà ha incontrato? È stata mai oggetto, in quanto donna, di pregiudizi che l’hanno scoraggiata e demotivata ad andare avanti?
Non è stato difficile trasformarmi in imprenditrice perché io, figlia di contadini, per 25 anni avevo fatto l’imprenditrice nell’attività di marmi con mio marito. Mi è pesato invece da imprenditrice  ritornare a fare la contadina, perdevo gradi, a detta di troppi, ero uscita addirittura di senno, per alcuni. Io invece credevo nelle mie idee e volevo dare valore e rispetto alla mia terra. Ho iniziato dagli esempi di tre donne, le due nonne e mamma: erano donne autentiche, con valori saldi e tanta fatica sulle spalle, ma che affrontavano di petto la vita. Forse sono così per l’esempio che ho ricevuto. L’ essere donna mi ha condizionato quando ero imprenditrice in un ambiente maschile. Venivo vista inizialmente come incapace di poter fare un lavoro del genere ma dopo un po’, oltre agli apprezzamenti, chiedevano di me per sbrigare il lavoro e allora riscattavo il mio essere donna.

Consiglierebbe oggi a una giovane donna di investire il suo capitale culturale al Sud?
Il sud è una ricchezza e purtroppo lo spopolamento sta creando danni irreparabili. Quando faccio lezioni, porto il mio esempio: avrei potuto fare la chef in Russia, in Inghilterra o in Svizzera, guadagnando bene. Eppure ho scelto di restare qui perché se tutti vanno via, perdiamo non solo le nostre radici ma il valore di ogni borgo, diverso uno dall’altro, con tutta la sua storia. I giovani che decidono di restare andrebbero aiutati, facilitati, sburocratizzati. Tanti come me hanno tracciato il solco e siamo stati di esempio. Adesso tanti giovani restano e recuperano il patrimonio di questa meravigliosa terra. Sono felice quando mi chiedono consigli, è come se consegnassi loro la mia esperienza. Vivere in Cilento significa conoscere una vita vera fatta sicuramente di minor guadagno ma di qualità della vita.

Quali prospettive di sviluppo, quali idee o soluzioni si sente di suggerire  per un nuovo modello economico che possa far crescere il nostro territorio?
Far crescere questo territorio non è facile e lo ha dimostrato questa pandemia. Prima di tutto bisogna intervenire su servizi e viabilità perché non è possibile che per raggiungere una meta l’unica possibilità sia un’ automobile. L’unione potrebbe favorire l’aggregazione e incoraggiare a restare. I giovani con idee nuove, la tecnologia e la conoscenza delle lingue straniere, potrebbero aprire sicuramente altri mercati. Ritengo che sia importantissima anche la formazione. Il resto deve rimanere così com’è, con tanto rispetto e tutela del nostro territorio.

Cosa consiglia ai tanti giovani che desiderano restare al sud? E quelli che sono già andati via li invoglierebbe, in tutta sincerità, a tornare?
I giovani che sono partiti hanno scelto di partire con l’idea di allontanarsi dal proprio paese pieni di speranze ma troppe volte devono sacrificarsi ancora di più. Alcuni  decidono di tornare o per stanchezza di una vita iperattiva o per nostalgia, ma poi si piangono addosso. Chi invece decide di tornare e avviare la propria attività nella terra di origine, ha capito che se lavori bene puoi fare un lavoro dignitoso e che ti piace anche in Cilento,  guadagnando in salute e serenità.  Dico sempre che vorrei istituire un premio a chi ha deciso di restare.

Quanto è importante la cultura, lo studio, la preparazione, per la valorizzazione e una visibilità del nostro territorio che vada fuori e oltre dai soliti stereotipi di terra di frontiera e marginale?
Come in parte detto, il futuro sono i giovani. Con lo studio, la preparazione e la formazione, possono capovolgere le sorti di questa terra. Ricchi di cultura ed esperienze, possono migliorare  il sistema e renderlo all’altezza di altri luoghi. La formazione, la tecnologia, il marketing uniti ai valori umani trasmessi dai nostri avi, l’amore per il paese e la terra di famiglia, la ricca biodiversità, il clima, l’arte, potrebbero rendere il Cilento una regione di eccellenza.

Ora è il momento di immaginare strade nuove, di progettare una nuova visione e un nuovo modello di sviluppo per il nostro territorio. Quando usciremo da questa pandemia dovremo essere assolutamente pronti alla proposta di modelli di sviluppo innovativi, soprattutto al sud.  Le nuove idee verranno non dalla politica e neppure potranno essere calate dall’alto da istituzioni e agenzie esterne alla realtà del nostro territorio. La spinta propulsiva verrà dall’interno e donne come lei avranno un ruolo decisivo. Ha mai pensato ad una cordata di donne, ad un’associazione femminile che possa promuovere lo sviluppo del Cilento partendo dai temi a lei cari, come il cibo, la natura, il turismo sostenibile?
Questa pandemia ci ha fatto guardare in faccia la realtà. Abbiamo perso vite, serenità, abbracci e baci, convivialità, fede, lavoro e tanto ancora ma ci ha fatto riflettere che basta un virus per sconvolgere le vite di un mondo intero. Penso che la donna sia il centro dell’universo e tutto ruota intorno a lei. Nonostante tutto non è rispettata quanto merita perché fa ancora il doppio del lavoro degli uomini, è pagata meno, ancora tace e subisce per quieto vivere perché al sud così viene educata. A mia figlia ho sempre detto di mettere sempre al primo posto il suo lavoro e l’indipendenza economica.
Sono in varie associazioni, tutte gestite da donne e una è proprio dedicata a sole donne. L’aperitivo sociale è un incontro mensile di donne in cui ci si confronta, ci raccontiamo e costruiamo idee. Vorrei farne un’altra dedicata alla cara Dieta Mediterranea, e un museo dedicato alle donne. Insieme ad un amico sto raccogliendo per un format la storia delle Mondine del Cilento, abbiamo raccolto tante belle storie, il covid ci ha fermato, ma ripartiremo presto. Lo scorso anno ho voluto raccogliere in un calendario chiamato DiversE, dodici donne che sono dodici eccellenze del Cilento. Quando ero imprenditrice in un settore maschile, i nostri collaboratori avevano i calendari sexy attaccati al muro e a me dava molto fastidio.  Quest’anno il mio calendario l’ho dedicato ai longevi e alle nostre radici e questo è un bel passo avanti.


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